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Padre Piero Gheddo, l'amicizia continua...

La fede di un missionario e giornalista che ha speso la sua vita per unire l’uomo a Dio.

"Padre Piero, con te l'amicizia continua". Ernesto Olivero ricorda così Piero Gheddo (1929-2017) missionario del Pime, scrittore e giornalista, fondatore e direttore dell’agenzia d’informazione “Asia News”, grande comunicatore che ha fatto conoscere al pubblico laico e credente gli orizzonti delle missioni impegnate in tutto il mondo ad evangelizzare attraverso la solidarietà, portando pace, sviluppo economico e sociale, cure, istruzione.
La redazione di Nuovo Progetto, a cui padre Gheddo ha collaborato negli anni con vari articoli, conserva il vivido ricordo della sua pronta, sincera e competente disponibilità.
Di seguito un articolo, pubblicato nel numero di marzo 2012. Quasi il testamento spirituale della sua vita.

Il motore della gioia

Non finirò mai di ringraziare Dio che mi ha dato la fede e mi ha chiamato ad essere sacerdote e missionario. Dopo 59 anni di sacerdozio, debbo dire che sono felice e pienamente realizzato. Ringrazio anche i miei genitori, Rosetta e Giovanni, che quando si sono sposati nel 1928 hanno chiesto al Signore molti figli e che almeno uno si facesse prete. La fede mi è stata trasmessa in famiglia e in parrocchia, ma poi l’ho maturata a poco a poco, cercando di osservare i comandamenti di Dio, pregando, studiando e facendo il mio dovere. Ordinato sacerdote nel 1953, i superiori del Pime mi hanno messo nel giornalismo e ho collaborato con vari giornali, fra i quali anche Il Giornale di Indro Montanelli, che mi diceva: “Tra me e te il fortunato sei tu perché hai ricevuto la fede e sei sempre contento, sorridente e vuoi bene a tutti; io non l’ho ricevuta, soffro di depressioni e insonnia e mi chiedo: Cosa sarà di me quando morirò? Che senso ha la mia vita?”.

Nella mia vita ho capito due verità. La fede è un dono di Dio, ma si ottiene e si mantiene con la pre-ghiera. Io l’ho ricevuta in famiglia, ma poi quante difficoltà per mantenerla! Bisogna sempre dare a Dio il nostro tempo con la preghiera e osservare i comandamenti. Se la fede è solo una stanca abitudine, non conta nella vita; se invece diventa amore e passione per Cristo, allora porta l’uomo alla serenità e felicità. Il cristiano deve innamorarsi di Cristo e questo amore diventa il motore e il senso della sua vita, dandogli forza nelle vicende gioiose e tristi che tutti abbiamo.

Visitando una novantina di Paesi di missione, ho capito la grande differenza fra la ricchezza che Cristo ci comunica attraverso la fede vissuta con entusiasmo e la povertà spirituale in cui vivono coloro che ignorano la buona notizia del Vangelo. Spesso mi hanno detto: “A parità di condizioni, il cristiano vive meglio del non cristiano, ha coscienza dei propri diritti e doveri, si sviluppa di più, è aperto alle necessità degli altri, è sereno e pieno di speranza, si preoccupa dei poveri e del bene pubblico”. Pensare che tutte le religioni si equivalgono, è un’idea sbagliata. La differenza è la radicale novità di vita portata da Cristo: Dio è Amore. Tutti i popoli pregano (non esistono popoli atei!), ma non conoscono Dio, lo immaginano lontanissimo dall'uomo e inconoscibile. Cristo ha rivoluzionato la storia dell’uomo rivelando che Dio è Amore.

Alla domanda “chi è per te Gesù Cristo?”, rispondo: è tutto il mio amore, tutta la mia gioia, l’unico fine a cui cerco di orientare i miei pensieri, le mie azioni. Non sempre ci riesco, ma a lui ho consacrato la mia piccola vita. Un amico mi ha chiesto: “Ti sei mai innamorato?”. Gli ho risposto: “Oh sì, mi sono innamorato di Gesù, altrimenti non sarei prete e missionario”. Quando si fa l’esperienza dell’amore di Cristo, vale la pena di lasciare tutto per avere la perla preziosa della parabola evangelica (Mt 13, 45-46).

Chiedo al Signore di rinnovarmi ogni mattino il gioioso stupore e l’entusiasmo della mia prima messa, di concedermi il dono delle lacrime per commuovermi pensando che io, povero peccatore, chiamo sull'altare il mio Dio e lo distribuisco in cibo all'umanità affamata. Mi chiedo spesso se l’annunzio che faccio di Cristo, con la vita e la parola, è sempre un messaggio di quella gioia che l’angelo comunicò ai pastori nella notte santa: “Vi annunzio una bella notizia che darà gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore” (Lc 2, 10-11).

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