Sermig

Ciao Fabrizio, amico buono



Buona giornata, é lunedì. Stamattina molto presto ho avuto una notizia: è mancato Fabrizio Frizzi.
Allora voglio dedicargli questa preghiera:

Eterna gioia dona Signore
a chi nella vita ha amato;
ha amato quando aveva le forze
e quando era debole.
Ha amato quando aveva fede
e quando non l'aveva.
Eterna gioia dona Signore
a chi ha sofferto
a chi è caduto
a chi ha conosciuto la sua debolezza
ma non ha mai perso la speranza
nella tua misericordia.

Buona giornata Frizzi...
Grazie per le parole bellissime che avevi avuto per noi, grazie per la tua generosità di venire a Torino e metterti al nostro servizio; grazie per l'ultimo messaggio che mi hai mandato alcuni giorni fa.
Tu sei un amico che ci accompagnerà per sempre.
Tu sei stato un uomo buono, un amico buono e ti ricorderemo con grande riconoscenza, anche se con tanta nostalgia...

Ernesto Olivero



Trasmissione "Cominciamo bene" condotta da Fabrizio Frizzi su Rai 3, ospite Ernesto Olivero. 16/02/2009



Pensieri di Fabrizio Frizzi sul diario di Ernesto Olivero

Caro Ernesto,
oggi i conti tornano, e non perché giocosamente 6x3 fa 18!
Oggi ho scoperto te e il Sermig, una realtà e una persona difficilmente immaginabili. Invece esistete e siete la prova vivente che Dio esiste, c’è e regala agli uomini – tramite voi – occasioni di recupero e riscatto.
Vado via  da qui ammirato ed emozionato e porterò con me i valori del Vostro impegno e la qualità (possibile!) dei vostri risultati. E spero di riuscire ad essere sempre più un uomo migliore.
Grazie a te, al tuo esempio, al fatto di averti conosciuto e di aver appreso anche solo una parte del tuo percorso, so che potrò fare di più.
Magari qualche volta essere parte del Vs. immenso gioco di squadra.

Grazie per l’onore e a presto.

Fabrizio Frizzi
18/03/06


Noi sogniamo insieme a lei!

Fabrizio Frizzi
16/02/09 (pensiero scritto durante la trasmissione)


Gigantesco Ernesto, grazie per l’onore di questo nuovo incontro… un abbraccio a tutti i ragazzi del Sermig e un abbraccio “costante” e affettuosissimo a te.

Fabrizio Frizzi
01 febbraio 2010


Caro Ernesto, che gigantesca emozione tornare qui e approfondire la conoscenza con la tua, vostra grande famiglia…
Ammetto d’essere rimasto senza parole, cosa che non mi capita spesso…
Grazie per avermi voluto qui oggi e per avermi dato l’onore dell’incontro coi vostri giovani.

A presto, spero.

Fabrizio Frizzi
12 aprile 2011


Caro Ernesto, che bello incontrarti e ascoltarti anche questa mattina in Piazza Castello… è sempre una gioia e un onore. Sempre tifoso, sempre ammirato, ti abbraccio!

Fabrizio Frizzi
25 giugno 2011


Egregio e straordinario Ernesto, chiedo scusa per la latitanza ma è stato un periodo tosto… GRAZIE per i messaggi di vicinanza e conforto e per le preghiere… ora sto meglio, combatto e spero. Un grande affettuoso abbraccio,

Fabrizio Frizzi
16 dicembre 2017 ore 10.53.18
(messaggio sul cellulare)


Incontro dell'Università del Dialogo del 12 aprile 2011 - Oltre lo schermo
View this photo set on Flickr  


Università del Dialogo - Oltre lo schermo

Fabrizio Frizzi all'Arsenale della Pace, ospite dell'Università del Dialogo: il mondo dei media e il mito del successo al centro del confronto con giovani e adulti.
Oltre lo schermo capita di incontrare uno dei presentatori televisivi più noti che ti dice: “Il mio non è altro che un lavoro. Io nella vita voglio essere semplicemente Fabrizio”. E gli credi, perché è sincero: lo capisci nel modo in cui si pone, nel tempo che si prende per conoscere la tua storia e vedere da vicino la realtà dell'arsenale. Fabrizio Frizzi lo ha fatto. Ospite dell'Università del Dialogo del Sermig, il 12 aprile è stato accolto all'Arsenale della Pace da centinaia di persone: adulti, giovani, ragazzi delle scuole. Un incontro testimonianza, per riflettere sul mondo dello spettacolo, sulla corsa alla visibilità, sul quarto d'ora di celebrità agognato da tanti: la logica dell'immaginario che entra nella realtà, il successo a tutti i costi l'obiettivo da raggiungere.

Frizzi ha ripercorso la sua carriera trentennale: gli inizi alla radio, l’entusiasmo di un giovane di 24 anni che si affacciava per la prima volta in televisione. Poi, il boom degli anni '90 con programmi come “Scommettiamo che?” e “I Fatti vostri”, la crisi degli anni 2000 e infine, il ritorno al successo su Rai Uno con “Soliti ignoti”. Soddisfazioni e amarezze, l'educazione ricevuta in famiglia come antidoto all'”ubriacatura del successo”, i periodi negativi come opportunità per rimettersi in gioco e coltivare lo “spessore” del proprio ruolo. Con un messaggio di fondo lanciato ai più giovani: mai rinunciare all'umiltà e ai propri valori. “Sono stato fortunato, - ha detto - ma oggi posso dire di non avere mai finto nella vita come sul lavoro”.

I sì e i no da dire. “Non mi sono mai vergognato delle cose che ho fatto, tranne una volta. Nel maggio del 1992, il giorno dell’attentato a Giovanni Falcone, dovevamo andare in onda con 'Scommettiamo che?'. Quando arrivò la notizia, dissi subito al regista che non potevamo fare finta di niente. Ma dall'alto arrivò un diktat: non avremmo dovuto dare l'idea di un Paese in ginocchio. Ma in quel momento di dolore l'Italia lo era. Quella puntata andò in onda lo stesso, non riuscii a far valere la mia volontà. Fu la serata più mortificante della mia carriera. Oggi, tornando indietro, direi no. Qualche anno dopo, sono riuscito a chiedere scusa alla sorella di Falcone e ho devoluto il compenso di quella serata alla sua associazione. È un segno piccolo, ma almeno quei soldi sono serviti per qualcosa di buono”.

I modelli della Tv di oggi. “È la televisione a condizionare la realtà o viceversa? Penso che avvengano tutte e due le cose. Per esempio, fino a quando non li ho visti in Tv, pensavo che non potessero esistere ragazzi come quelli di Amici. Eppure, oggi li vediamo ogni anno. Sia chiaro, non voglio giudicare le scelte e i programmi altrui. Il mio è un semplice parere. Il punto però è che attraverso la televisione sono passate delle cose impensabili fino a qualche anno fa. Prendiamo il Grande Fratello. Vedere ragazzi chiusi in una casa per sei mesi come bestiole, non sarebbe stato possibile. Se fossero stati animali, le associazioni lo avrebbero impedito. Con gli animali no, ma con le persone sì. In questo senso, la televisione ha creato modelli e assuefatto il pubblico a situazioni nuove, alimentando delle esasperazioni che nel lungo periodo producono danni enormi.
A me piacerebbe una televisione capace non di proporre modelli, ma di prenderli dalla realtà, perché la vita reale è molto meglio di quello che sembra. Ho avuto la fortuna di conoscere tanta gente normale ammirevole per l'impegno, per la rettitudine morale: gente che ha a cuore il bene comune, ma non viene rappresentata. Per quanto mi riguarda, ho sempre cercato di proporre una televisione familiare. Per esempio, non ho mai detto una parolaccia, non perché sia un moralista ma perché mi metto nei panni di un genitore che magari non vuole forzare il linguaggio della sua famiglia. Solo così può passare un minimo di qualità e di stile”.

Perché la mala Tv? “La televisione vive sicuramente di qualità, ma oggi va avanti solo chi fa ascolti alti. Certi programmi pagano di più e per questo continuano ad andare in onda. Sul fronte della qualità, forse mancano risorse, idee nuove. C'è anche la paura di sperimentare, perché quando un programma va male, le colpe ricadono sempre sul conduttore. Quando è successo a me, qualcuno cominciò a dire che ero finito. Ti etichettano come una salma e questo è terribile perché risalire è difficilissimo. La cosa divertente è che quando poi ci riesci, tutti si dimenticano delle cattiverie che avevano detto”.

La corsa alla visibilità. “Al di là di tutto, è inutile parlare male di certi programmi. Ognuno è libero di scegliere cosa guardare e con l'aumento dei canali, dell'offerta su internet e sul satellite, le proposte sono tantissime. Detto questo, come spiegare i 100mila giovani che si sono presentati ai provini del Grande Fratello? Molto spesso, il tessuto umano che emerge è difficile. Vedi tanti che non sanno parlare, non hanno una vita relazione, nessun interesse. Pensano che andare in televisione sia il trampolino di lancio per chissà che cosa. Ma se non sai esprimerti come puoi pensare di avere futuro nel mondo della comunicazione? Fosse per me, inviterei questi ragazzi a incontrare realtà di grande contenuto come l'Arsenale, gli ospedali, luoghi della speranza che possono aprire la testa e il cuore. Non bisogna comunque generalizzare. I giovani che entrano in questi programmi non sono tutti uguali e si giocano comunque una chance. Penso a figure come Pietro Taricone o Luca Argentero: studiando, sono diventati bravi attori. Sarebbero stati notati ugualmente senza la loro partecipazione televisiva? Non lo so. Dico solo che ce la fa solo chi ha delle capacità. Il mezzo di per sé non è buono o cattivo. Dipende da come lo usi.

Non si smette di imparare. “Quando ero un ragazzo e guardavo i miei personaggi di riferimento, pensavo che fosse sufficiente arrivare al successo per realizzare tutti gli obiettivi. Invece, ho capito che non si smette mai di imparare, che se ti fermi, puoi diventare improvvisamente superato. La bellezza del mio lavoro è che ti costringe a rimetterti in discussione sempre, a non bearti dei risultati, ma a considerarli un attimo dopo già passati, lo stimolo per guardare oltre. È così che si deve fare”.

I sogni di Fabrizio. “Penso di avere realizzato i sogni che avevo da giovane. Ogni sera ringrazio Dio per la bella possibilità che mi ha donato e del percorso che ho fatto. Sono stato fortunato anche nella vita privata. Non ho nulla da chiedere. Certo, qualche sogno ancora rimane. Tutti in fondo abbiamo desideri tenuti al caldo, guai se mancasse quella spinta, però bisogna guardarsi anche indietro e ringraziare per tutto quello che si ha avuto”.