Sermig

Dentro il mio cuore

di Mauro Tabasso - Il mio telefono non sa dove voglio andare, lo decido ancora io.
Due anni fa i miei più cari amici mi hanno regalato un telefono moderno, touch screen, un milione di app, mappe, fotocamera che fa le radiografie e molto altro ancora. Prima ne avevo uno con i tasti che facevano click quando li premevi, schermo skiacch screen, anzi “Countach! S’crin!” (locuzione che in dialetto piemontese significa letteralmente: “Perbacco! Che maiale!”), e una fotocamera buona per un videoleso dopo il tramonto in un giorno di nebbia. Io comunque c’ero affezionato, e non sono riuscito a separarmene.

Tra poco diventerà modernariato, proprio come il padrone. Ad ogni modo il telefono di oggi è strabiliante, fa tutto quello che puoi chiedergli e anche di più. Ti risponde, perfino. Poi ha una funzione troppo simpatica che si chiama “trova i tuoi amici”. In pratica individua le persone (previo assenso) che vogliono condividere con te la loro posizione. Tutto l’opposto della privacy e della riservatezza, tuttavia cosa utile per esempio in famiglia, se non si ha un’amante. Devo dire che questa cosa molto poco discreta e sabauda di trovare i tuoi amici, mi piace, anche se in verità questa app sarebbe di gran lunga più utile ed efficace se potesse trovare i tuoi nemici. Io gli amici lo so già dove sono. Prima di tutto nel mio cuore. I nemici invece non sai mai sotto quali spoglie si celano, quando e come colpiranno. A volte non sai neanche bene perché sono tuoi nemici, a volte manco li conosci, non sai perché ce l’hanno con te. La tecnologia non è in grado di dirtelo ma è in grado di fornire loro un’arma esplosiva, come il connubio tra calunnia e social network.

Il mese scorso, per esempio, una direttrice di banca del mantovano è diventata oggetto di cyber bullismo di massa a causa di un video sfuggito alle maglie della rete aziendale del suo datore di lavoro, un noto istituto di credito (e anche di debito: il mio, per esempio...). Non so se vi è chiaro l’episodio a cui mi riferisco. Se sì bene, se no pazienza; è una vicenda sulla quale non voglio esprimermi; vi basti solo sapere che io, Ernesto (Olivero) e tutta la casa siamo stati coinvolti, nostro malgrado, naturalmente. La cosa che più mi ha colpito è la ferocia con cui gente che non conosci neanche lontanamente, neppure di striscio, gente spesso totalmente disinformata, possa arrogarsi la libertà e il diritto di esprimere opinioni (spesso prive di reale fondamento) in modo pesante, maleducato, ingiurioso. E poi mi ha colpito il fatto che quando lo fa uno, uno soltanto, a migliaia seguono l’esempio, in migliaia si sentono autorizzati, sdoganati a farlo, senza pensare, senza documentarsi, senza costruirsi un’idea propria, un’idea che possa essere almeno pallidamente supportata da qualcosa di reale.

Oggi esiste una branca della psicologia chiamata “Psicologia del dominio”, che si occupa proprio di studiare i meccanismi attraverso i quali un pensiero, una tendenza, anche stupida, possa diventare “dominante”; meccanismi che spiegano come mai ci siano persone in grado di dominare e persone con una voglia matta di essere dominate. Non ho ancora letto molto in proposito ma mi prometto di farlo, perché trovo l’argomento di grande interesse, di estrema attualità e molto attinente al mare della comunicazione, nel quale spesso mi trovo a navigare, tra le onde, con il pedalò e senza bussola.

Fortuna che il mio telefono ha la localizzazione; lui, almeno, se ha campo e batteria, sa dove mi trovo. Ma non dove voglio andare! Quello lo decido ancora io. E in questo momento vorrei andare dentro il mio cuore, vorrei sapere cosa pensa della rotta che sto tenendo, di come mi sto comportando in questo viaggio; soprattutto vorrei chiedergli se posso fare meglio ciò che sto facendo, se posso essere migliore di come sono, se mi amo abbastanza da accettare i miei errori ed anche i miei limiti.

E poi vorrei dire al mio telefono: «Caro te, con la tua mela rosicchiata modello Biancaneve, guarda che diventerai modernariato molto, molto prima di me, ma intanto, se puoi, trova i miei nemici, così io potrò cercare un modo per farmeli amici, forse».

Mauro Tabasso
DIAPASON
Rubrica di NUOVO PROGETTO
Novembre 2017