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Saluti di fine Anno Accademico di Mauro Tabasso a Orchestra e Coro

Cari amici, a pochi giorni dall'evento che abbiamo realizzato insieme al Teatro Regio di Torino, e che vi ha visto tra i protagonisti, vorrei esternarvi i pensieri che sono riuscito a mettere a fuoco.

Prima di tutto vi ringrazio, ad uno ad uno, allievi, musicisti, cantanti, coristi, insegnanti, genitori dell'Orchestra e del Coro, Staff Tecnico. Siete stati bravissimi, impeccabili, disciplinati, concentrati ed entusiasti. Sono davvero molto fiero di voi!. Grazie per l'anno meraviglioso che abbiamo passato insieme e che concluderemo ufficialmente il 13 giugno (con l'esibizione dei Gruppi di Insieme - senza Orchestra e Coro). Grazie perché l'evento del Teatro Regio è stato una vera perla (io almeno lo ricorderò sempre come tale) nel nostro percorso insieme, e spero che anche voi possiate ricordarlo nello stesso modo, orgogliosi di esserci stati.

So benissimo che non tutti avete suonato o cantato tutto, e so bene che magari il repertorio che ho scelto non era tutto di vostro gradimento. Siete tanti e non potrò mai accontentarvi tutti. A volte il mio compito è ingrato. Devo fate delle scelte e nel farle devo sempre mettere davanti a tutto l'obiettivo finale, che, ovviamente, non è solo fare bella figura, ma comunicare, dare emozioni a chi ci ascolta, possibilmente al meglio delle nostre capacità tecniche, artistiche ed espressive. Perciò non siate invidiosi di chi ha suonato di più o di meno, ma studiate, impegnatevi, preparatevi con i vostri insegnanti e vedrete che l'anno prossimo suoneremo tutti, di più e meglio. E ricordate una cosa. Al pubblico non importa chi ha suonato, cosa e quanto. Importa solo il come; è il risultato finale, l'emozione a rimanere impressa. La gente in sala e a casa ha ha visto e sentito un'Orchestra e un Coro, una sola compagine, una squadra compatta, che è stata tale anche quando ha suonato o cantato soltanto una sezione della squadra stessa. Quando qualcuno dopo lo spettacolo vi ha detto: "Che bravi", l'apprezzamento era proprio per tutti. Ed era per voi, non certo per me. Vorrei veramente che questo fosse l'insegnamento che il 25 maggio vi lascia. Per fare squadra, così come per fare famiglia o costruire rapporti o relazioni durature, a volte è necessario farsi da parte. Nel calcio il giocatore che batte il rigore spesso non è colui che che lo ha procurato, e che deve lasciare a qualcun altro la gioia di segnare (o la responsabilità di sbagliare).

A volte per vincere bisogna fare un passo indietro, dimostrare umiltà, perché i punti, il risultato finale appartengono sempre a tutta la squadra, non ad un giocatore soltanto. E della nostra squadra, io, per il momento, sono l'allenatore, colui che prende le decisioni giuste e quelle sbagliate. Purtroppo, i capi, quelli veri, si vedono solo nel momento dell'errore. A posteriori, siamo tutti capaci di portare il peso di una scelta giusta; in quel caso il peso diventa un merito. La cosa difficile è portare la responsabilità di una scelta sbagliata. Ma questo non è affar vostro, è mio.

Negli ultimi due-tre anni siamo cresciuti moltissimo, sia come Scuola che come Orchestra. Abbiamo suonato in posti prestigiosi come l'Auditorium Rai ed ora il Teatro Regio, palchi che molti miei amici e colleghi (musicisti di professione da anni) non hanno ancora avuto la fortuna di calcare e forse mai l'avranno. Spero che apprezziate lo sforzo che abbiamo fatto come Laboratorio del Suono per darvi queste opportunità. In futuro non sarà sempre possibile esibirci in cornici di questo tipo, perciò vi invito a fare tesoro di queste esperienze. Avremo bisogno di attingere a quel piccolo capitale se e quando saremo chiamati a portare la nostra musica in posti decisamente più modesti e meno prestigiosi. Non montatevi la testa. Domenica scorsa è stata (possiamo dire) una bellissima vittoria, tuttavia le vittorie non mi hanno mai insegnato molto, le sconfitte invece sì. E' facile fare un bel concerto quando hai davanti 2000 persone gasate. Provate a farlo quando ne avete soltanto 20 o magari 10, che non conoscete nemmeno, forse anche distratte ed annoiate... Ricordo un concerto nel Sud Italia, moltissimi anni fa... Tre persone in sala e tre (me compreso) sul palco... Sono quelli i concerti da cui (se non sei stupido) impari veramente qualcosa. Gli altri, quelli strepitosi come quello del 25 maggio, devono servire a caricarti, a mettere carburante in magazzino, fieno in cascina per i momenti bui, nei quali sarà benefico rivivere e ricordare quelle esperienze per andare oltre. E certamente di momenti bui (musicalmente parlando) ne vedremo più d'uno, ne sono certo. Come vi ho detto, non mai imparato molto dai successi, ma tantissimo dalle sconfitte.

Infine ricordatevi che il successo (per lo meno in musica) non è il raggiungimento di una meta, ma è la linea di tendenza che conduce alla meta stessa. Il grafico delle finanze di Paperon De' Paperoni a volte sale e a volte scende, ma la linea di tendenza è sempre positiva. Quello deve essere il nostro obiettivo e il nostro successo: una linea che tende a salire e qualche volta cade giù di brutto, ma in media sarà sempre positiva.

Scusate se mi sono dilungato in chiacchiere come sapete che sono solito fare. Sapete anche però (perché ve l'ho detto) che i miei maestri con le chiacchiere mi hanno insegnato più che con gli strumenti. Perciò io cerco di portare avanti la tradizione... Vi ringrazio tutti per la fiducia che fino ad oggi mi avete accordato, sperando che siate disposti a rinnovarla, come farò io nei vostri confronti. Grazie e... Buone vacanze, buona musica e buona vita a tutti.

Torino, 28 maggio 2014

Mauro