Sermig

Nella giungla mediatica

di Michelangelo Dotta - Attraverso gli obiettivi miniaturizzati dei telefonini di un tempo, smartphone di oggi, sempre meno telefono e sempre più comunicazione per immagini, abbiamo condiviso gli ultimi istanti di vita di Saddam appeso al cappio e del colonnello Gheddafi fulminato con un colpo in testa, e salutato l’avvento di questa tecnologia rivoluzionaria come un’ineluttabile vittoria della verità dei fatti a dispetto di un’informazione faziosa o censurata di retaggio televisivo.

L’inequivocabile senso di realtà che quegli istanti rubati con il cellulare sono in grado di comunicarci, spazzano via tout court l’elefantiaca macchina di elaborazione delle notizie che da sempre ha accreditato i tg blasonati e senza concorrenti, come sorgente di inattaccabile limpidezza in merito al concetto di informazione corretta e tempestiva. Ma quei fotogrammi digitali quasi sempre di bassa qualità, ma di altissima efficacia simbolica, nulla rappresenterebbero, se non l’evidenza di un fatto senza l’enorme carico di potenziale che la rete conferisce loro nel momento della veicolazione di massa, della condivisione attraverso i social network, della vetrina mediatica accessibile in senso globale. 850 milioni di utenti registrati su Facebook, 550 milioni quelli di Twitter, a cui si aggiungono i 170, ad appena un anno dal lancio, di Google+, sono numeri che si commentano da soli e con i quali è inevitabile confrontarsi parlando di nuovi orizzonti dell’informazione, sia in termini di contenuto che in termini di forma.

Nei brevi filmati postati a vario titolo in rete, al concetto di notizia è subentrato il concetto di fatto, accadimento, e la cifra contenutistica del medesimo non è più frutto di ricerca giornalistica, o abile meccanismo di organizzazione di palinsesto televisivo, ma semplicemente somma dell’interesse degli utenti del sistema che, cliccando, ne determinano di fatto la portata nell’interesse della collettività connessa. Né voce fuori campo di commento, né ricerca stilistica dell’immagine, né alcun tipo di montaggio, conferiscono altresì una nuova forma di conoscenza della realtà in divenire che ha strettissima parentela con il documento che, senza mediazioni, in originale, è a disposizione di tutti in consultazione gratuita e globale.

Il rischio è che un numero in continua crescita di potenziali inviati speciali, in nome di una verità dei fatti assolutamente priva di controllo, possa mutarsi da contraltare e contrappeso dell’informazione ufficiale in un esercito di segugi a caccia di immagini/verità disposto a qualsiasi compromesso in cambio di un momento di gloria, una sorta di vera e propria giungla mediatica in cui sarà sempre più difficile distinguere la preda dal cacciatore, il carnefice dalla vittima.

In questo paesaggio, definito non da ruoli ma da opportunità, controllato e controllore possono essere la medesima persona che, attraverso l’immancabile telefonino, è in grado di mettere in scena la realtà che preferisce o in quel momento gli conviene, mentre la rete, magmatica e onnipresente, gli fornisce una solida patente di verità.

Monitor – Rubrica di Nuovo Progetto