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Attenti a facebook

di Michelangelo Dotta - Le regole, apparentemente, sono molto precise: 13 anni di età compiuti, autorizzazione per pubblicare fotografie di altri, richiesta ai genitori dei suddetti altri se si tratta di minori, nessun dato sensibile altrui sul proprio profilo. Ma quanti sono quelli che le conoscono? E, semmai, quanti sono quelli che le rispettano?

Creare un profilo totalmente fasullo su Facebook è semplicissimo e i controlli praticamente inesistenti e così, in questo trionfo di ignoranza e aggiramento delle regole, il paesaggio di amicizie virtuali, annovera milioni di adolescenti (10-11 anni) molte volte aiutati e incoraggiati dai genitori. Spesso il salto generazionale che coincide col passaggio dalle elementari alla prima media, viene confermato anche dall’apertura di un profilo, una roba da grandi, un vero e proprio battesimo, di fatto una consacrazione alla rete.

Ma certi strumenti, come la rete appunto, non sono affatto un elemento neutro o neutrale, non sono mezzi che ci consentono di fare quello che vogliamo ma, piuttosto, qualcosa che agisce in profondità condizionando e modificando il nostro stesso modo di vivere, di pensare e di agire. Inconsapevoli a volte per ignoranza, tendenti a minimizzare o sottovalutarne i pericoli per convenienza e molto spesso realmente convinti dell’irrilevanza dei rischi del mezzo (comodamente agibile in casa) rispetto a quelli del mondo reale, molti individui, genitori in testa, sommersi come siamo dalle retoriche della rete (rete come libertà, condivisione sociale, creatività, democrazia e quant’altro) non si rendono conto delle sue tentacolari potenzialità che si sviluppano nel bene come nel male.

Gli adolescenti e i bambini, come è facile intuire, sono i più esposti e, nel medesimo tempo, i più tecnologicamente attrezzati; gli artefici/vittime più facilmente raggiungibili e plasmabili da interlocutori mascherati e non identificabili che instaurano rapporti e amicizie senza nessun tipo di filtro o di scrupolo.

Capita così che la roba da grandi, usata da chi grande non è ancora, diventi spesso, all’insaputa di tutti e nel misticismo tecnologico generale, un gioco molto pericoloso dove gli altri virtuali agiscono e a volte si manifestano in modo estremamente reale, con i rischi che tutti possiamo immaginare. E se con l’estate e la mente pressata dallo spread e dalla crisi economica già in vacanza (questa sì ormai per tanti solo virtuale) la televisione è meno assillante nei palinsesti e meno fruita nel quotidiano, la rete continua implacabile la sua opera di penetrazione su telefonini, smartphone, tablet e computer che sempre più numerosi occhieggiano sulla spiaggia protetti come una reliquia dall’asciugamano. Per adesso ci si salva con un bagno ristoratore fra le onde, ma non tarderanno ad arrivare sul mercato le tavolette resistenti all’acqua, ultima spiaggia di un vero relax disconnesso.