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La pace violata si rialza

di Matteo Spicuglia - Ci sono storie che parlano, che ti portano il mondo in casa, che danno carne alla parola pace e anche al suo contrario. Gifty e Faithful sono giovanissime: 18 anni la prima, 23 la seconda. In Nigeria hanno lasciato figli piccoli per inseguire la promessa di quella signora così gentile e affabile. «Se vuoi, in Europa c’è un lavoro onesto, puoi guadagnare, garantire ai tuoi figli un futuro migliore». «Ma non ho i soldi per il viaggio». «Nessun problema, puoi partire e pagherai il costo con i primi guadagni. Una volta in Italia, troverai una madame che penserà a te».

Gifty e Faithful non hanno grandi mezzi, sanno appena leggere e scrivere e vivono in villaggi sperduti del Paese. Sanno di tante donne finite in strani giri, ma si fidano di quello sguardo gentile. Il viaggio non sarà comodo. Anzi. Eppure, vale sempre la pena inseguire un sogno. Prima la Nigeria, poi il deserto e la Libia: l’orrore che comincia a farti compagnia. Alla fine, il mare e quel barcone che fa paura, ma non ti dà alternative. L’arrivo in Italia sembra la fine di un incubo e l’inizio di una vita nuova: Gifty e Faithful si ritrovano tra centinaia di richiedenti asilo, donne come loro, quasi tutte nigeriane. Lo Stato italiano attraverso la rete delle prefetture ha preparato tutto: c’è un letto pulito, i pasti, un percorso per imparare la lingua. Ma chi ha organizzato il viaggio, aveva un altro programma.

«Una mia connazionale una sera mi passò un numero di telefono», racconta Gifty. «Mi disse che era il contatto della mia madame, la persona che mi aspettava e che mi avrebbe dato un lavoro. Avrei dovuto chiamarla e poi lei sarebbe venuta a prendermi. Organizzarono tutto loro. Una sera, mi diedero appuntamento fuori dal centro. Pensavo che avremmo parlato, in realtà mi portarono via». Così Faithful: «Alcune persone mi avvicinarono al campo, mi dissero se volevo andare in chiesa con loro a pregare. Io accettai. In realtà, la macchina non si fermò per 700 chilometri. Mi portarono in una grande città dove avrei trovato la mia madame».

Gifty e Faithful scoprirono la verità in una sera di inverno. Le madame davanti a loro, la gentilezza che adesso lasciava spazio ad altro. «Da stasera, dovrete lavorare in strada. Ogni giorno dovrete portare 300 euro». «Noooo, non voglio, ho tre bambini», dice Faithful. «Non mi piace, non voglio», sussurra Gifty. «E chi paga il vostro debito? Se non pagherete, faremo del male alla vostra famiglia!». Ecco come si finisce in strada. Ecco come i canali dell’immigrazione possono essere utilizzati anche da organizzazioni criminali. Un fenomeno ormai messo a fuoco dalle procure italiane, convinte che non sia casuale l’arrivo attraverso gli sbarchi di così tante donne nigeriane. Nessuna criminalizzazione di un popolo, ma la prova che nel Paese africano sia attivo un traffico di esseri umani ben oliato e organizzato in ogni dettaglio.

Gifty e Faithful dunque, non hanno scelta, per un periodo sono costrette ad incontrare ogni notte uomini più grandi di loro, che sporcheranno la loro giovinezza, senza porsi troppe domande. Uomini che magari di giorno puntano il dito contro l’immigrato e lo straniero, salvo poi incontrarlo a luci spente, diventando parte del problema. Perché ogni scelta non è mai neutrale e le mafie molto spesso si limitano semplicemente a soddisfare una domanda. Se così non fosse, le strade non sarebbero popolate di tante Gifty e Faithful. Ma tant’è!

Anche nel buio, tuttavia, può accendersi una luce. Gifty e Faithful soffrono terribilmente, sopportano, ma alla fine riescono a dire: «Basta!». Decidono di scappare, di correre un rischio, di aggrapparsi a un briciolo di speranza. Oggi vivono protette in una casa del Nord Italia, nel tentativo di rimettere insieme i pezzi, recuperare la dignità e provare a scrivere una storia diversa.

Quel dolore lo vedi ancora fissato negli occhi, nell’anima, insieme ad una certezza: «Ad averlo saputo, non saremmo partite. Speriamo di lavorare, di mettere da parte qualche soldo e poi di tornare a casa. In Nigeria, c’è chi ci aspetta». Oggi è questo il sogno di Gifty e Faithful: un sogno normale, di pace. La pace che hanno sporcato le persone senza scrupoli che in nome di interessi più grandi hanno strappato due donne dai loro affetti. La pace che non conoscono uomini rispettabili che di notte cercano risposte illusorie ad un vuoto o ad una mancanza. La pace che si rialza grazie a chi non smette di credere, di risvegliare la speranza assopita, di riaccenderla negli occhi e nel cuore. La pace che esiste nonostante tutto, pronta a mostrarsi sempre nuova.

 

FOTO: MAX FERRERO – Ventimiglia, Centro di accoglienza