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Delitti d’onore

di Aldo Maria Valli - Sebbene da un anno sia stato proibito per legge, il cosiddetto delitto d’onore (l’uccisione della coniuge ritenuta adultera o fatta passare per tale) continua a essere presente in Pakistan, con centinaia di delitti, almeno 280 registrati dalla Commissione per i diritti umani. Molti altri non vengono denunciati per paura, vergogna, tentativo di non attirare sulla famiglia la disapprovazione della società.
La Commissione inoltre rileva che non sempre le indagini vengono svolte in modo corretto e che l’omertà resta un grande ostacolo, così come la complicità tribale.

La legge, insomma, può fare poco di fronte al radicamento sociale di un comportamento ritenuto non solo legittimo ma addirittura doveroso.
«Niente di fatto è cambiato», sostiene l’Aurat Foundation, network che si occupa della promozione dei diritti delle donne. Sulla carta per i colpevoli la legge prevede l’ergastolo, ma la discrezionalità dei giudici è totale.
Normative previste nel mondo musulmano, come quella sulla legge del taglione (qisas) e la compensazione (diyat), permettono ai colpevoli di cavarsela con poco, anche mediante indennizzi per le famiglie delle vittime o le vittime stesse, se sopravvissute.
La condizione femminile in Pakistan continua quindi a essere difficile.

L’anno scorso numerosi religiosi pakistani si schierarono contro la legge per la protezione delle donne approvata nella provincia del Punjab: è anti-islamica, sentenziò un potente istituto religioso che fornisce consulenze al governo sulla compatibilità tra legge civile e Corano.
«Questa legge rende un uomo insicuro», dichiarò Fazlur Rehman, capo di uno dei partiti religiosi più grandi del Pakistan, la Jamiat-i- Ulema Islam, sostenendo che la normativa rappresenterebbe «il tentativo di rendere il Pakistan nuovamente una colonia occidentale ».
Lo stesso consiglio religioso in passato stabilì che il DNA non può essere utilizzato come prova primaria nei casi di stupro, e sostenne una legge che, in caso di denuncia da parte di una donna, richiede che la vittima porti a deporre in tribunale quattro testimoni uomini.
Ma se le donne pakistane, in generale, sono discriminate, le donne cristiane sono in assoluto le più indifese, denuncia la Pakistan Catholic Women Organization spiegando che le cristiane, specie quando sono impiegate come domestiche o infermiere, sono fra le vittime privilegiate degli abusi.

Aldo Maria Valli
THE INSIDER
Rubrica di NUOVO PROGETTO