Sermig

Fare memoria

Rosanna Tabasso - QUELLO CHE CONTAdi Rosanna Tabasso - Nella nostra Fraternità da alcuni anni è diventato fondamentale fare memoria del nostro passato. Molti di noi sono giovani, non hanno vissuto in prima persona l’inizio del Sermig, le prime trasformazioni, gli incontri, gli avvenimenti, le scelte di fondo che ci hanno resi ciò che siamo. Hanno bisogno di sentirselo raccontare spesso, con sempre nuove sfumature, fino a che quella storia diventi anche la loro. Hanno bisogno di ascoltare, fare domande, confrontare il passato con l’oggi. Ernesto ci dice sempre che anche il più giovane di noi, anche l’ultimo arrivato, deve avere 50 anni di storia, come se l’avesse vissuta tutta. Ma anche a chi ha vissuto gli inizi fa bene fare memoria. Nel tempo i ricordi si depurano dalle emozioni, e tra le pieghe di una storia umana fatta di dolori, gioie, separazioni, incontri… si comincia a riconoscere la trama segreta della nostra storia con Dio, dell’incontro con lui, del suo camminare con noi.

Ognuno di noi ha bisogno di farsi una memoria viva di tutta la propria storia e ricongiungersi con le proprie radici per crescere armoniosamente e far crescere il dono di Dio. Non si tratta di vivere di passato ma, come recita una preghiera che ci è cara, “prendere il buono del passato e renderlo presente” (preghiera a Maria Madre dei Giovani). Il nostro è un tempo segnato dalla voglia di nuovo, tutto deve cambiare, il passato non serve più a nulla; il futuro non si conosce, dunque non si progetta; solo il presente conta perché lo vivo “io” e lo vivo “adesso”. La stessa frattura tra passato, presente e futuro, c’è tra le generazioni, tra padri e figli. Fare memoria significa riportare armonia in questi contrasti e fare verità. Significa aiutare padri e figli a ritrovarsi e sentire di essere gli uni parte degli altri. È necessario e noi sentiamo di fare tutto il nostro possibile per ricomporre la distanza tra giovani e adulti, per “convertire il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri” (Mal 3,24) perché il bene seminato dagli uni sia portato a compimento dagli altri e insieme possiamo condividere la responsabilità.

Che ci piaccia o no noi siamo intrisi di ricordi impressi nella nostra memoria, che ci seguono anche se li archiviamo. A volte sono ricordi negativi, di cui non vorremmo restasse traccia, invece ritornano e ci sembra si riproducano nel tempo. Se ne facciamo memoria, li rileggiamo, impariamo a fare tesoro della lezione della vita, a volte smettono di sanguinare e ci rivelano un tratto della nostra storia con Dio. Soprattutto, impariamo a fare memoria di tutto ciò che ci ha resi le persone che siamo, a ricostruire la storia di Dio con noi attraverso ciò che ci ha segnato, a riconoscere come alcuni fatti siano stati strumento della pedagogia di Dio per aiutarci a progredire nel nostro cammino. È una rilettura della relazione di ognuno di noi con Dio a livello personale, come famiglia, ma anche con la comunità, con la parrocchia o il gruppo di cui facciamo parte... Come dice il salmo: “Ricordo gli anni lontani… medito e il mio spirito si va interrogando” (Sal 77).

Fare memoria è una delle dimensioni più importanti della Bibbia. Gesù ha fatto suoi tutti i percorsi degli uomini biblici, ha fatto continuamente memoria della storia dei padri, distillandola dall’ascolto della Scrittura a cui è rimasto fedele sempre. Il suo popolo viveva di Scrittura ed era fondamentale per lui farne memoria continuamente. Per camminare con Dio è necessario che anche noi impariamo a fare memoria della nostra storia alla luce della Bibbia, farci una memoria viva della Scrittura, imparare a riconoscerci dentro ogni pagina, diventare persone bibliche, intrise di Sacra Scrittura come una spugna è intrisa d’acqua.

Se non acquisiamo una memoria biblica e impariamo a pensare con la Bibbia, rimaniamo sempre bambini nella fede, ai margini del credere, sempre a metà, un po’ dentro un po’ fuori; non troviamo mai il coraggio di andare avanti, di andare oltre quello che già siamo e viviamo. Quando siamo immersi nel vivere quotidiano, con la confusione e il chiasso che ci prendono, non è sempre tutto chiaro. Se ci prendiamo il tempo di ripercorrere le tappe della nostra vita alla luce della Scrittura, se ci esercitiamo a guardare indietro, a poco a poco acquisiamo familiarità con questa mentalità fino a cogliere la Presenza di Dio, la sua Verità dentro di noi e in mezzo a noi, fino a trovare il senso di ogni cosa e la direzione del nostro camminare.

Facciamo memoria per imparare a riconoscere e a guardare la nostra storia come una storia sacra, per imparare a viverla e custodirla con tutto il rispetto che merita. Facciamo memoria perché la memoria della vita di Dio con noi e in noi ci aiuti a non smarrirci nei momenti di difficoltà, a camminare anche quando attraversiamo un momento di buio guidati dalla memoria dei passi che abbiamo fatto nella luce. Facciamo memoria perché Dio che abita in noi diventi il nostro respiro.

Rosanna Tabasso Rinascere
QUELLO CHE CONTA
Rubrica di NUOVO PROGETTO