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Torino Sud

di Carlo Degiacomi - Le tante attenzioni che un Paese, una città, le singole persone possono dare ai temi ambientali sono determinanti per produrre lavoro e miglioramento della qualità della vita. Bisogna conoscere bene un territorio, avere sottomano tempestivamente le rapide trasformazioni a cui è sottoposto, per poter influire sulle tendenze. L’unico punto di riferimento abbastanza credibile e nello stesso tempo impietoso – che in questi mesi ha finalmente detto in modo chiaro e ad alta voce quanto chi vive a Torino e nell’area metropolitana avverte e conosce direttamente – è la relazione della Fondazione Rota.

UNA SINTESI E QUALCHE COMMENTO
Torino fa fatica a rimanere dentro ad un’area geografica che da Milano si prolunga a Bologna e poi scende lungo la linea di Firenze – una specie di 7 – economicamente dinamica e motore dell’attuale sviluppo. Il triangolo industriale non c’è più, con il rischio che Torino, uno dei vertici, sia sempre più simile ad un’area urbana del Mezzogiorno.

Il rapporto mette in evidenza i punti critici e nello stesso tempo avvisa che non pare esserci nei vari livelli del tessuto sociale e dirigente della città una consapevolezza. Cito testualmente:
«C’è il rischio che diversi preoccupanti segnali sociali ed economici che stanno galoppando, vengano considerati effetti temporanei della crisi, problemi comuni a tutte le città e le aree del Paese, complice una certa retorica auto celebrativa basata sulla parola d’ordine della città migliorata, delle esemplificazioni sulle piazza e salotti del centro, su alcuni eventi, sulle code dei turisti ai musei, sulla movida…». In realtà purtroppo i segnali e i dati negativi prevalgono sui punti di forza o su alcuni aspetti positivi.

IL TESSUTO PRODUTTIVO
Rispetto al 2008, Torino, con Genova, fa parte del gruppo di città in cui si sono registrati i peggioramenti più significativi (per valore aggiunto prodotto e per produttività). Il rilievo della manifattura nella produzione di ricchezza continua a declinare. Nascono meno imprese. Negli ultimi cinque anni, oltre al turismo, l’unico comparto con andamento positivo è quello dei servizi alle persone (imprese culturali, di pulizia, assistenza, sicurezza). Nell’area torinese si contano ben poche società di capitali (società strutturate per stare sul mercato): in Italia Torino precede solo Reggio Calabria.

IL TESSUTO SOCIALE
Vi sono categorie che più di altre sono in sofferenza, con una possibile crescente emarginazione. Si presentano in forme più accentuate del livello nazionale. In una città con sempre meno giovani, i giovani hanno un tasso di esclusione dal lavoro molto elevato, simile a zone del Sud. Gli stranieri in numero crescente sono in condizione di povertà e di precarietà. Nella grande Torino, in molte zone sono addensati e stratificati problemi socio economici prodotti dalla crisi.

Ci sono aspetti su cui, se si vuole parlare chiaro, bisognerebbe interrogarsi: al di là della sempre citata eccellenza Politecnico, quali sono i livelli scolastici e professionali presenti sul territorio? Perché non ci si è occupati di una forte strategia e strutture di divulgazione scientifica? Qualcosa non deve aver funzionato nel campo dell’imprenditoria e del ricambio generazionale, anche quando si trattava di pensare al dopo Fiat con la creazione di un territorio competitivo per la collocazione di imprese. Le stesse aziende terziarie private non sono all’altezza delle sfide prossime. L’informatizzazione, specie nelle aziende di manifattura, non è così sviluppata come il mercato richiederebbe. Perché non si sono incentivati settori innovativi come la genomica, l’intelligenza artificiale, la robotica e l’uso dei Big Data? L’attenzione stanca ai principali temi ambientali… facendo leva sulle competenze presenti ieri.

SEGNALI POSITIVI
Pur non essendo troppo estesi, vengono dall’export, specialmente nel settore auto motive, dagli investimenti nella ricerca e innovazione in alcuni settori dell’informatica… L’apparato organizzativo sembra reggere, ma non si era attrezzati per crisi di così lungo periodo senza veri segnali di controtendenza almeno in alcuni ambiti.

L’immagine di una Torino capovolta, che cade verso il Meridione (con alcune situazioni affatto arretrate) non fa piacere a nessuno, ma almeno potrebbe essere una spinta a ridiscutere, a chiedersi soprattutto perché dal 2000, quando molte questioni erano già evidenti, non si sono concentrati gli sforzi di intervento pubblico e privato in forme di coordinamento, di squadra, per affrontare con qualche maggiore base solida il futuro a cui siamo già arrivati. Siamo quasi nel 2020! «Il clima da derby con Milano che sembra rivitalizzare periodicamente qualcuno, specie i media, non serve», scrive sempre la Fondazione Rota.

Carlo Degiacomi
AMBIENTE
Rubrica di NUOVO PROGETTO