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Economia da redimere

di Guido Morganti - L’ultimo rapporto di Oxfam Un’economia per il 99% evidenzia che il divario tra ricchi e poveri aumenta sempre più. Due dati emblematici: gli otto più ricchi del mondo possiedono la stessa ricchezza (426 miliardi di dollari) di oltre metà della popolazione mondiale, quindi di 3,6 miliardi di persone; l’1% della popolazione mondiale ha una ricchezza superiore al restante 99. Ed ancora, il rapporto Working for the Few del 2014 denunciava che gli individui più ricchi e le aziende nascondono migliaia di miliardi di dollari al fisco in una rete di paradisi fiscali in tutto il mondo.

Si stima che 21.000 miliardi di dollari non siano registrati e siano offshore; in Africa, le grandi multinazionali – in particolare quelle dell’industria mineraria/ estrattiva – sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà.

Non ci può essere pace senza giustizia. L’economia finanziaria è sotto accusa per la sua capacità di generare povertà ed esclusione sociale. Ne ha parlato padre Giulio Albanese, ospite dei Giovedì dell’ottobre missionario promossi dalla diocesi di Torino. Ha evidenziato che un sistema economico che legittima l’esclusione, la divaricazione tra gli estremi, è inaccettabile. Naturalmente le ragioni sono molteplici. Siamo passati da una morale in cui quel che contava era la relazione tra le persone ad una di tipo utilitaristico per cui oggi le relazioni sono tra le persone e le cose.

Assistiamo a una crescente mercificazione della stessa vita umana in cui l’omologazione risponde al diktat dell’interesse. Padre Albanese cita l’ultimo rapporto del Bri (Banca dei regolamenti internazionali) secondo cui i volumi di 4 giornate di negoziazioni in borsa sono pari al volume di affari di un anno di economia reale. Il sopravvento dell’economia finanziaria ha le radici quando Bill Clinton nel 1999 promulga la legge Gramm-Leach-Bliley che sostituisce la Glass Steagall Act, una legge della presidenza Roosevelt che imponeva alle banche la separazione tra economia finanziaria e commerciale.

Ha inizio la deregulation che ha avuto un effetto devastante nelle periferie del mondo. Sono stati messi in campo istituti bancari che da una parte conservavano i risparmi della gente e dall’altra giocavano d’azzardo in borsa e si è generato un sistema bancario ombra, lo shadow banking, dove circolano un’infinità di prodotti finanziari, molti di questi sono derivati Otc (Over the counter), non chiaramente espressi nei bilanci e fuori dal controllo degli Stati sovrani. E tutto questo è permesso. Sul canale dello shadow banking circola di tutto, denaro sporco, prodotti finanziari fasulli. Nel 2014 il Bri stimava che il valore nominale dei prodotti dello shadow banking ammontava a 750mila miliardi di dollari, 15 volte e mezzo il pil del mondo.

Per padre Albanese ci troviamo di fronte a una economia che ha bisogno di redenzione perché disconosce il valore della persona umana creata a immagine di Dio. È giusto credere negli investimenti, nella proprietà privata, ma tutto questo nel rispetto di regole che tutelino veramente dai rischi per il sistema e, in ultimo, il lavoro delle persone.

Oggi abbiamo lo strapotere dell’economia finanziaria che produce situazioni immorali. Pensiamo alla questione del debito. Una volta ai Paesi in via di sviluppo, quando battevano cassa in occidente per avere aiuti, attraverso le autorizzazioni delle banche centrali venivano erogati dei crediti e gli interessi erano legati al sistema bancario, alle politiche monetarie. Oggi devono rivolgersi a dei fondi, a banche finanziarie disponibili a investire e il pagamento degli interessi è legato alle speculazioni di borsa. Questo significa che stiamo assistendo a una finanziarizzazione del debito, ma questi Paesi non saranno in grado di rispettare la tabella per la restituzione degli interessi per cui vengono chieste garanzie. E le garanzie quali sono? La vendita di asset strategici. Questo è criminale perché si gioca sulla pelle dei poveri e la comunità internazionale è silente.

Oggi stiamo assistendo, soprattutto nelle periferie del mondo, al fenomeno crescente delle privatizzazioni che, nel Sud del mondo, sono sinonimo di svendita. È vero che il pil dell’Africa sub sahariana è cresciuto, è più o meno quello dell’Italia, 2 trilioni di dollari, mentre nel 2008 era di 1 trilione. Però a livello di singoli Paesi è interessante fare dei paragoni. Ad esempio il pil del Ghana è di 50 miliardi di dollari, il pil della regione Lombardia è 350 miliardi di dollari, il che significa che il pil del Ghana è di poco superiore a quello della regione Basilicata. Aumenta sì il pil, ma anche il debito e per il Ghana è oggi arrivato al 50% del pil. Sembra proprio che non ci sia giustizia, quindi pace.

Per padre Albanese in questo primo segmento del terzo millennio c’è tanta umanità dolente che viene immolata sull’altare dell’egoismo umano. La Chiesa non può essere neutrale, deve essere profetica, deve dare voce a chi non ha voce. È chiamata a svolgere un ruolo profetico nella lotta contro la povertà, facendosi lei stessa povera. papa Francesco, nel suo magistero, ci ricorda che la povertà, non è solo il fine, ma il mezzo stesso, la via stessa della riforma che egli intende attuare nella Chiesa.

 

FOTO: SPONTON / NP