Sermig

Turisti felici

di Michelangelo Dotta - È stata una vacanza “quasi” imprevista, una di quelle nate “quasi” per scaramanzia, con uno sguardo “quasi” innocente sul sito della solita compagnia low cost, un clik per acquistare due voli ad un prezzo “quasi” irrinunciabile ed eccoci qui, a Fez, in Marocco, mentre lo smog e i primi freddi aggrediscono Torino.

Nonostante i 400.000 voli cancellati, la nostra partenza è stata impeccabile; rapido controllo del passaporto e, con il chek in elettronico fatto comodamente a casa, eccoci davanti al desk con il fedele trolley d’ordinanza e il piccolo zainetto concesso sulle spalle. Ad Orio al Serio la grande maggioranza dei passeggeri in coda per il nostro volo è marocchina, ci ritroviamo un po’ fuori luogo con i nostri bagagli ordinati e rigorosamente di misura come da regolamento, mentre tutt’intorno famiglie numerose con anziane madri e nonne velate in compagnia di giovani figlie e nipoti in leggins e minigonna accumulano grandi borsoni, pacchi e sporte certamente “oversize”.

I controlli all’imbarco sono più blandi della media applicata dalla compagnia e solo alcuni valigioni improponibili, vengono dirottati in stiva.

Le regole sono le regole, e se qualcuno è disposto a chiudere un occhio in certe condizioni, è osare troppo sperare di incontrare chi è disposto a chiuderli tutti e due... ma tant’è. Aereo tutto esaurito, partenza.

A Fez atterrano solo 4 voli al giorno, ci dice un passeggero marocchino che vive e lavora da anni in Italia e, in effetti, alle 23 l’aeroporto è deserto. Nessun aereo sulla pista, solo i compagni di volo che sciamano alla svelta con un esodo di massa dalla scaletta alla dogana dove ogni bagaglio viene passato ai raggi accompagnato dal legittimo proprietario. È la prassi di ogni aeroporto prima dell’imbarco, ma qui viene applicata con estremo rigore.

È un primo assaggio di come un Paese sulla carta ad alto rischio terrorismo, si disponga per tutelare al massimo la sua sicurezza. Nella realtà dei fatti, già nella prima delle città imperiali del nostro tour, il mattino seguente ci accorgiamo di quanto consistente e amabilmente spensierata sia la presenza turistica in prevalenza europea, e di quanto altrettanto presente e ben visibile sia il sistema di controllo. Man mano che ci si avvicinava a Marrakech, toccando Meknes, Mulay Idris, Volubili, Rabat, Casablanca ed Essaouira, la massa turistica andava crescendo, diventando addirittura imponente nei centri più importanti a discapito di una tendenza direttamente inversa che ha praticamente “desertificato” le altre nazioni musulmane che si affacciano sul Mediterraneo, Egitto in testa.

Lungo i circa 1000 chilometri che abbiamo percorso in auto, abbiamo attraversato almeno 50 posti di blocco con bande chiodate pronte ad essere srotolate sul nastro d’asfalto al primo allarme. Siamo stati però fermati per un rapido controllo dei documenti una sola volta, e abbiamo respirato lungo tutto il viaggio una piacevolissima sensazione di sicurezza senza sentirci per nulla “militarizzati”.

All’aeroporto Menara di Marrakech, un’ora di coda con bagagli appresso, fuori, sul piazzale sotto il sole, ingresso riservato solo ai viaggiatori muniti di biglietto, e successivi 6 posti di controllo per un totale di quasi 4 ore di attesa. La sicurezza ha un prezzo, ma non ho recepito la più piccola lamentela. Al ritorno l’aeromobile era nuovamente full, ma questa volta eravamo tutti turisti felici sulla strada di casa.

Michelangelo Dotta
MONITOR
Rubrica di NUOVO PROGETTO