Sermig

Sempre connessi

di Michelangelo Dotta - In un tempo non così lontano, c’erano le mamme, poi, quando hanno iniziato a lavorare come gli uomini, sono sopraggiunti i nonni, in seguito è stata per lunghi decenni la televisione di Stato a crescere, educare e intrattenere i bambini ma ormai da molti anni, troppi forse, con l’avvento della tecnologia digitale, computer, smartphon e tablet, hanno letteralmente spazzato via i “vecchi sistemi” catalizzando gli occhi e la mente degli adolescenti sugli schermi portatili perennemente accesi e attivi.

Al cospetto di una popolazione di teenager sempre connessi, i “nativi digitali”, negli Stati Uniti e in Europa si è acceso un confronto. Sotto accusa questa pratica che sta trasformando stili di vita, abitudini e comportamenti di un’intera generazione che sembra aver perso i contatti con il mondo reale fatto di persone, azioni, parole, gesti e sentimenti, a favore di uno virtuale in cui tutto si riduce a rappresentazione per immagini. Anche se nelle sue ultime linee guida la stessa American Academy of Pediatrics, riconosce che smartphone e tablet, se utilizzati in modo appropriato e nei limiti, sono in grado di offrire stimoli e opportunità di apprendimento che possono fare bene allo sviluppo delle menti più giovani, nell’uso e nell’abuso quotidiano che i giovanissimi fanno di questi strumenti, si annidano rischi e pericoli concreti per la loro crescita e il loro normale sviluppo.

Da uno studio dell’Università di Cagliari che ha coinvolto 6.000 ragazzi, alunni delle scuole medie e superiori, risulta che il 100% di loro, dopo la cena, passa il tempo tenendo lo sguardo fisso sullo smartphon e ben il 98% continua anche dopo la mezzanotte. Ma risulta anche che un inquietante 46%, all’insaputa dei genitori, si sveglia ripetutamente ipnotizzato dalla suoneria e dal botta e risposta di Whattsapp fino alle prime luci del giorno. I risultati scolastici e il deficit di apprendimento sono i primi campanelli d’allarme dell’intossicazione da smartphon ormai diffusa a livello planetario; la droga che crea dipendenza tra le nuove generazioni è legale ed è molto più diffusa di quelle tradizionali… ancora non è dato sapere se è meno dannosa.

Quello che lascia quantomeno perplessi è l’atteggiamento dei genitori che di fatto, di fronte alla richiesta di un cellulare o di un tablet da parte dell’amato figliolo, indipendentemente dall’età, nella stragrande maggioranza dei casi la soddisfa, consegnando nelle mani “esperte” degli adolescenti uno strumento di cui per età anagrafica, inadeguatezza tecnologica, fiducia mal riposta, o puro e semplice disinteresse neanche lontanamente conoscono rischi e potenzialità. La televisione di un tempo, con la sua programmazione pomeridiana mirata, controllata e censurata e il fatidico refrain: “tutti a letto dopo Carosello”, sta ai tablet, agli smartphon e alla rete che li alimenta incontrollata e incontrollabile come un’allegra bambinaia sta a Crudelia Demon… Ah già, dimenticavo, pochi giovani di oggi sono cresciuti con la perfida cacciatrice di pellicce maculate di piccoli dalmata… ma noi adulti la dovremmo ben conoscere e avere anche imparato a lezione.

Michelangelo Dotta
MONITOR
Rubrica di NUOVO PROGETTO