Sermig

Coree, lo sport unisce

di Carlo Nesti - Parlare delle Olimpiadi invernali, credo sia un modo beneaugurante di aprire il 2018. In sostanza, toccare il tema, che ha sempre ispirato di più questa rubrica, e cioè la capacità dello sport, con la stessa essenza pacifica e “disarmante” (Sermig) del cristianesimo, di abbattere barriere. Pensate, a livello politico, proprio alle Olimpiadi, alla fine vincitrici su tutti i boicottaggi.
A livello religioso, ad un pallone, in grado di far giocare i bambini israeliani e palestinesi.
A livello razziale, alle squadre di ogni disciplina, che mettono insieme bianchi e neri. A livello sociale, lo sport, che entra su territori monopolizzati dalla mafia.

Ebbene, anche stavolta, se da una parte le Olimpiadi di Seul non possono che prendere atto del doping di Stato della Russia, ma senza escludere i russi puliti, dall’altra danno vita ad un altro prodigio diplomatico, tipo il riavvicinamento fra Usa e Cina, nel secolo scorso, tramite il ping pong.
Gli emissari di Corea del Nord e Corea del Sud si sono incontrati, per la prima volta, ad un mese esatto dall’inizio dei Giochi. Ciò è accaduto al confine fra i due Paesi, dove nel 1953 venne firmato l’armistizio, in seguito ad una guerra di 3 anni, con quasi 3 milioni di morti. Ultimamente, l’atteggiamento bellicoso e delirante di Kim Jong-un, leader supremo della Corea del Nord, aveva indotto a maledire il giorno, in cui era stata designata la nazione confinante di uno Stato pericolosissimo, come sede dei Cinque Cerchi.

Ora, miracolosamente, questa scelta diventa una opportunità, perché il desiderio della Corea del Nord di partecipare, con i suoi atleti, addirittura in una rappresentativa unica, apre un canale di dialogo, fino a poche settimane fa, fuori della portata della diplomazia mondiale.
E lo sport, ancora una volta, secondo papa Francesco “costruttore di una cultura di incontro tra tutti per un mondo di pace”, ne è l’artefice.

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Carlo Nesti
FUORI GIOCO
Rubrica di NUOVO PROGETTO