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L’allegria di vivere

Cesare Falleti - CUORE PUROdi Cesare Falletti - «Non fare qualcosa per finirla, falla per farla. Gli uomini si sfiancano per occupare il futuro, mai il presente. Si preparano a vivere, non si rallegrano del vivere» (E.E. Schmitt). Ecco una frase che può parlarci a lungo di noi stessi, della vita, del lavoro e dell’ordine che dobbiamo mettere nel nostro fare, nelle nostre relazioni umane e nei nostri interessi. Ha il tono delle grandi ammonizioni della Sapienza antica, che non è moralistica e non suscita sensi di colpa, ma semplicemente trasmette saggezza di vita e insegna ciò che è essenziale per vivere senza trascinarsi dalla culla alla tomba.

Tempo fa avevo trovato una frase simile detta da un Vescovo di Parigi: «Gli uomini non vivono, per paura di morire». Non è esattamente la stessa cosa, ma possiamo essere ben illuminati da entrambe. La seconda con umorismo ci invita a godere del tempo presente, non certo con incoscienza o senza pensare al fatto che ciò che costruiamo nei nostri giorni terreni sarà trasformato dalla misericordia di Dio in gioiosa luce di vita, di comunione umana e divina. Resta però anche il fatto che se ciò che costruiamo è nulla, è vuoto e vento, non diamo materia alla misericordia di poterci trasformare in una bellezza esaltante. La paura di morire fa sì che ci lasciamo bloccare da una miriade di ansie e di sospetti e ci nascondiamo in un buco protettivo in cui viviamo paralizzati; il che è non vivere. La frase di Schmitt ci ammonisce per renderci coscienti che ciò che facciamo ha sempre valore e che corriamo sempre il rischio di proiettarci nel dopo, nel futuro, in ciò che ci aspetta (cose di cui non sappiamo nulla), dimenticando che per vivere davvero occorre vivere ora dando il meglio di noi subito.

C’è qualcosa di appassionante nel progettare il futuro e si può mostrare anche una certa grandezza e genialità. Ma se si dimentica che si vive adesso, si perde la cosa fondamentale dell’esistenza umana: la capacità di amare. Si ama solo nel presente, anche se l’amore riconosce le sue radici in una storia che si è sorprendentemente tessuta lungo i giorni e sogna un cammino che si svolge nel futuro. L’amore è ciò che maggiormente dà ragione a Schmitt: non si ama per finire di amare, quasi si dovesse dare una prestazione, così come non si prega per smettere di pregare, per pagare la tassa d’entrata in Paradiso. Tutto ha un tempo e come si termina di pregare, pur custodendo la preghiera nel cuore, così ci si allontana dalla persona amata, senza lasciarla svanire dalla memoria. Ma il momento della presenza non ha passato né futuro.
Foto di un tramonto L’ansia del dopo toglie ogni gusto all’“adesso” e ciò che è bello perde il suo splendore perché sfuma già nell’ansia per ciò che deve capitare in seguito. È come se si guardassero delle splendide foto, senza guardarle e ammirarle veramente perché si attende la prossima, che anch’essa sarà non considerata per una ancora nuova attesa. Talvolta questo è segno della dipendenza dalla cupidigia e dalla voracità del di più, e si perde ciò che si ha. Ciò che si attende, quando arriva, è già reso invisibile da un desiderio di qualcosa che supera in valore ciò che si riceve. È la causa forse più importante della infelicità dell’uomo. Sotto questo proiettarsi nel futuro, però, si può anche riconoscere la finitezza dell’uomo, ferita dolorosa, che non trova riposo che nell’Infinito per cui è fatto.

Saper vivere ciò che si è o si fa adesso come qualcosa che già racchiude in sé la grandezza della pienezza, senza lanciarsi nel vuoto di un domani non ancora dato e non ancora conosciuto, che dimentica l’oggi, è la giusta preparazione del futuro che non omette di rallegrarsi del vivere mentre si vive. “Rallegrarsi” è la parola che lega il presente e il futuro: se non so vivere con gioia anche le cose misere dell’oggi, non saprò mai vivere la gioia del domani.

Cesare Falletti
CUORE PURO
Rubrica di NUOVO PROGETTO