Sermig

Angeli Verdi proteggeteci voi!

di Carlo Degiacomi - Ero giovane, frequentavo il liceo, volevo fare l’architetto e mi guardavo in giro. Ho “incontrato” l’urbanista Le Corbusier, architetto innovativo, con le sue visioni e i suoi errori. Uno che aiutava a guardare il futuro delle città. Mi è sempre stata maestra di vita una sua frase: «Non si rivoluziona facendo rivoluzioni; si rivoluziona presentando soluzioni».

Nelle città si può fare qualcosa di largo respiro?
Intanto bisogna che si parta da quanto scrive Federico Rampini, scrittore e giornalista, riferendosi a Bologna, una città che vale per tutte, Torino compresa. La sera, dopo una certa ora, ci sono aree desolate, inquietanti, mal frequentate dove regna la paura. «Piccola delinquenza e spaccio, immigrati clandestini. E poca presenza di polizia. Dov’è lo Stato? Lì la sua assenza è evidente. Il contrasto con New York è evidente. Lì le divise rappresentano lo Stato e si incontrano sempre, ovunque. Forse mi sono abituato a vivere in una città militarizzata? Sarà, però almeno vedo a che cosa servono le tasse che pago. E mi sento sicuro». Anche questo è un problema di ambiente. Bisogna chiamare ad un progetto comune tutte le realtà di sostegno e di volontariato. Poi sarebbe sufficiente andare a cercare e copiare altre realtà che si stanno impegnando come comunità a trasformare la città che non è più un luogo della vecchia industria.

Realtà ex industriali diventano green e smart.
Un esempio per tutti, la città di Essen, capitale verde d’Europa nel 2017. Ex capitale del bacino della Rhur, ex distretto della siderurgia tedesca e delle miniere di carbone. Zona inquinatissima, devastata nei suoi equilibri fisici e sociali, è oggi una bandiera della rigenerazione, del vivere bene e del lavoro, anche tramite l’ambiente. Si scopre che è più verde, che il fiume è di nuovo popolato di animali ed è balneabile. Fabbriche e miniere sono state trasformate in musei dove i turisti accorrono. E poi teatri, appuntamenti culturali importanti, gallerie, atelier di artisti, edifici che ospitano startup innovative. Zone ed edifici ex industriali sono ora sotto la tutela dell’Unesco.

No alla retorica, sì ai progetti
Credo che ognuno possa distinguere un impegno con le caratteristiche citate dalla retorica di cui siamo pieni. Un esempio riportando le frasi più discutibili di un articolo di esaltazione dei prati in città: «A Città del Messico nei nuovi prati di città le persone giorno e notte possono fare ciò che vogliono: anche sentirsi un’altra volta libere (!?). I sociologi hanno scoperto che, senza un prato vicino, gli abitanti della città più popolata del pianeta non s’innamoravano più (!?!?). Erano depressi e anche la loro resa economica soffriva. È bastato un grande prato incolto a rimettere le cose a posto: le rapine sono calate, assieme a scioperi e proteste» (!?!?!?). «Nei vecchi parchi pubblici ancora si intima di non calpestare le aiuole. Nei nuovi prati collettivi si chiede “per piacere, camminate nell’erba”. Dove già crescono, sono l’epicentro della comunità. Le persone ci vanno per giocare, camminare, dormire, parlare, mangiare. Si può leggere e pensare, darsi un appuntamento e fare sport, guardarsi attorno soli ma tra gli altri, senza imbarazzo. Si organizzano fiere, feste, mostre, mercati contadini, laboratori artigiani, concerti e flash-mob».

Nelle nostre città intanto preoccupiamoci subito che non vengano abbandonati i parchi esistenti e possano essere rifrequentabili; poi per i prati che vi siano precise proposte di gestione collettiva, volontaria, comunitaria, come si vuole, ma una “Gestione” ci sia, con la “G” maiuscola. E poi un consiglio pacato: non accontentiamoci dei prati, vogliamo di più!

Carlo Degiacomi
AMBIENTE
Rubrica di NUOVO PROGETTO