Sermig

L’altare dell’io

di Gabriella Delpero - Quando la felicità non fa i conti con gli altri
La scorsa settimana ho conosciuto i giovani genitori di due bimbe di otto e cinque anni, disperati per i disturbi di comportamento manifestati in particolare dalla più grande. Intelligente e determinata, brillante a scuola e nello sport, comunicativa e socievole, Alice si trasforma spesso in una “furia”, abbandonandosi ad eclatanti scoppi di ira con urla, pianti, insulti, calci e pugni nei confronti dei genitori. Ciò accade ogni volta che qualcosa la contraria o qualcuno la contraddice. Le “crisi” ultimamente durano anche 30-40 minuti, al termine dei quali l’intera famiglia è sfinita.

L’ultimo episodio si è verificato in occasione della festa organizzata dalla mamma per il suo compleanno, festa alla quale erano state invitate le compagne di classe preferite. Ad un certo punto, di fronte al rifiuto di queste ultime di fare un gioco proposto da lei, Alice si è arrabbiata a tal punto da scagliarsi fisicamente contro una bambina per poi correre a chiudersi in ca- mera urlando ogni genere di improperi e pretendendo che le compagne fossero immediatamente rispedite a casa loro. Sconvolti per la figuraccia fatta e preoccupati di non riuscire più ad arginare in alcun modo le esplosioni di aggressività della bambina, mamma e papà si sono decisi a chiedere aiuto.

Si domandano angosciati il perché di tanta rabbia e dicono di non riconoscere più la loro piccola di un tempo, certo decisa ed esigente, ma anche dolce ed affettuosa. L’Alice di oggi può invece trasformarsi all'improvviso in un vero “mostro”, di cui non nascondono di aver paura. Raccontano di aver sempre cercato di valorizzare le qualità della fi glia, di averla messa al centro di tutte le loro attenzioni, di averla spinta a realizzare tutti i suoi desideri e ad avanzare senza paura le sue richieste, di aver insomma fatto del loro meglio perché la sua personalità si affermasse sicura e grintosa. «Meglio una leader vincente che una timida gregaria!» afferma con orgoglio il papà. Il problema è che adesso Alice pretende di essere padrona assoluta, in famiglia e con i coetanei. Prevale in lei la confusione tra semplici pretese e diritti, in un crescendo di rivendicazioni e prepotenze volte ad ottenere il puro soddisfacimento di ogni sua voglia. La dimensione del “noi” è in lei completa- mente ignorata, perché probabilmente da sempre sconosciuta. Alice è portatrice di un “io” enorme, sul quale è completamente ripiegata e che deve ansiosamente continuare a nutrire.

È una condizione comune a moltissimi bambini e adolescenti di oggi, narcisisticamente chiusi su se stessi. Massimo Recalcati nel libro Ritratti del desiderio afferma che «il nostro tempo esaspera a tal punto la nozione di individualità, amplifica a tal punto la riduzione dell’uomo al potere dell’Io, che finisce per provocarne una vera e propria idolatria cinica. L’uomo ipermoderno è… l’uomo… che si considera davvero l’unica ragione del mondo».
Nella società occidentale contemporanea, in effetti, l’intero impegno delle persone per la propria felicità (e quello dei genitori per la felicità dei propri fi gli) viene speso sull'altare dell’io. Ma è un investimento fallimentare. La felicità, infatti, non è mai una vicenda privata: essa si realizza sempre in una prospettiva relazionale.

Non possiamo pensare la nostra vita come slegata da quella di chi abbiamo intorno! Se in Alice continuerà a prevalere la pretesa di ottenere qualsiasi cosa senza tener conto dell’esistenza degli altri, la sua ricerca non potrà che rivelarsi frustrante e dolorosamente sterile. A mamma e papà rimane il compito di accompagnarla con fermezza verso l’uscita da se stessa.

Gabriella Delpero
PSICHE
Rubrica di NUOVO PROGETTO