Sermig

Risvegliamo la sete di infinito

di redazione Unidialogo - La via dell’incontro con Dio e con l’uomo nella riflessione di padre Ermes Ronchi, ospite dell’Università del Dialogo del Sermig.

Per parlare di infinito, vorrei partire dalla beatitudine “beati gli insoddisfatti perché diventeranno cercatori di tesori”.
Credo che parta da qui la sete di infinito, da una insoddisfazione, da una fame che c’è dentro, da qualcosa che mi manca, però qualcosa di cui sento l’assenza. Il desiderio si muove per qualcosa che dentro di me ha creato un vuoto. La seconda beatitudine è simile: “beati gli oppositori”, quelli che hanno fame e sete di opposizione, i non omologati, quelli che accarezzano il mondo in contropelo, non semplicemente secondo la moda o il pensiero dominante. A partire da queste due beatitudini “strane”, credo che si possa parlare in qualche modo di una necessità che spinge dentro, che ama, che è vento nelle vele del nostro veliero.

La sete di infinito, non è una dotazione speciale di anime belle, un sentimento di quei pochi privilegiati che sono andati più aventi di noi, la sete di infinito è quella degli innamorati. L’innamoramento che cosa è? Esperienza mistica diffusa e che è concessa a tutti, ricchi o poveri, colti o ignoranti, buoni o cattivi. Si tratta di una autentica esperienza mistica per tre motivi. Il primo. Ti innamori o fai l’esperienza che l’altro conta su di te, esci da te, da tuo io: è una vera estasi. Vuol dire stare fuori, stare oltre se stessi. E questa è una feritoia che si apre su Dio. Pensate, la prima cosa che si dice di santa Maria ce la dimentichiamo sempre: era promessa sposa perché era “innamorata” di Giuseppe.

Dio ha voluto che lei fosse povera di tutto ma non povera di amore. Proprio da innamorata di Giuseppe, altrimenti il matrimonio sarebbe falso, la Madonna è aperta al mistero, perché la porta di Dio è il cuore. Il secondo motivo è quel sentimento che è esploso in te. Tu senti che c’è il desiderio e la volontà che duri per sempre, che non termini mai. In quel sentimento si affaccia l’eternità. Allora capiamo cosa vuol dire sete di infinito, c’è bisogno di aprirsi ad un Altro, altro da te, bisogno di eternità. Il terzo motivo lo offre san Giovanni, teologo, che dice: i cristiani sono quelli che hanno creduto l’Amore, l’amore che Dio ha in noi. Non si crede ad altro, si crede all’amore che Dio ha in noi. Noi siamo cristiani per questo. Ma attenzione!

Non solo l’amore che Dio ha verso di noi, ma letteralmente l’amore che lui ha in noi. Allora quando tu ami è Dio che ama in te. Lui è l’amore in ogni nostro amore. Quando la tua mano accarezza il volto dell’amato, nella tua mano c’è la mano di Dio, perché quella mano dice la verità del vivere, racconta la forma autentica di Dio e dell’uomo. Ecco allora che la sete di infinito viene, si accende, si alimenta quando tu sai amare la vita, sei amico della vita. Ma cosa vuol dire amare la vita? Amare i viventi, amare le persone vive, le persone di carne, di cuore, di lacrime e di passioni.

Non solo. Vorrei domandarmi, come faceva Martin Buber nei suoi racconti, perché un tempo c’erano padri che avevano visto Dio faccia a faccia e oggi questo non avviene. Il rabbi Bunam rispose: “Perché oggi nessuno sa chinarsi così profondamente”.
Dio non è al di là dei cieli, ha messo la sua tenda nello sterminato accampamento dell’uomo, perché tu non possa dire mai “non lo raggiungerò”.
È lui che ti ha raggiunto! “Volete sapere qualcosa di me? Vi do un appuntamento”, dice Gesù. La sera del giovedì santo quando cinge un asciugamano e si china a lavare i piedi degli apostoli nel gesto dello schiavo. “Sì, sono il tuo servo che al tuo ritorno ti aspetta per lavarti i piedi”. L’infinito in basso, l’infinito capovolto, il nostro Dio capovolto.

Davvero ci viene da dire come fa Pietro: “Ma, Signore, tu sei tutto matto! Un Dio non può fare così”. E invece lui: “No, io sono il tuo servitore”. Chi è Dio? Il mio lava piedi.
Davvero il cristianesimo è scandalo, è follia. Allora, non siamo capaci di vedere l’infinito perché non sappiamo chinarci così profondamente ai piedi dell’uomo. I gesti fanno vedere l’infinito! Quando l’uomo ama compie gesti divini, quando Dio ama compie gesti molto umani. È in questi gesti che si annuncia, si affaccia, ci seduce d’infinito.

Allora sete di infinito significa anche sete di gratuità, di eccesso di qualcosa che nessuna morale può comandare. Se cerchi l’infinito di un Dio che può tutto, che comanda tutto, che decide ogni cosa hai sbagliato Dio. Dio è quello che ama da morire. Allora la bussola per indicare l’infinito punta diritto verso il gesto del chinarsi. Io amo ripetere una cosa. Ci sono tre verbi maledetti nella vita che fanno male, che spingono al male. E sono: prendere, salire, comandare. A questi Gesù oppone tre verbi benedetti, benefici, che accendono la vita. E sono: donare, scendere e servire.

Redazione Unidialogo
foto Renzo Bussio

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