Sermig

Dalla crisi alla fiducia

Rosanna Tabasso - QUELLO CHE CONTAdi Rosanna Tabasso - Cosa cambia nella tua vita se scopri che Dio ti ama? Nell’esperienza personale di ognuno di noi e nell’ esperienza della Fraternità del Sermig, tutto è cambiato. Dai cocci del nostro cuore fatto a pezzi è nata la vita, sono nate le vocazioni di famiglie, di consacrati, di sacerdoti, di una Fraternità, sono nati gli Arsenali, nasce la nostra vita quotidiana. Tutto inizia quando cominciamo a capire che non siamo noi i protagonisti del nostro essere, del nostro fare, ma è Dio che opera in noi e attraverso noi. Cominciamo così a vivere giorno dopo giorno dietro di Lui, con Lui, e Lui vive con noi. La nostra vita gli corrisponde e Lui corrisponde a noi, tutto è un suo dono e tutto nasce dall’amore che Lui ci dona.

È la via dell’“umile santità dell’amore” di cui parla la Regola del Sermig. “Umile”, perché questo cammino non si fonda sulle nostre conquiste umane, ma sul farci vicino di Dio. La “santità dell’amore”, perché è il suo amore che ci attrae a Lui, distaccandoci poco per volta da ciò che non è Lui, fino a donarci la sua stessa santità («Io sono il Signore che vi santifica», Lv 20,8), una santità alla quale si giunge “per attrazione”. Così non guardiamo più la santità come esperienza di pochi, ma come la quotidianità di chi sa di essere semplicemente specchio di Dio («Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo», Lv 19,2b) in tutto figli, come Gesù. Attratti da Lui, dalla sua vita, cerchiamo di farci come Lui, di vivere come Lui il nostro quotidiano.

Gesù ci indica la via che ha percorso lui. Lui che era Dio si è svuotato di sé e si è abbassato al nostro livello. Si è fatto come noi anche nella prova, ma era Dio. Dio fa questo percorso verso di noi, un percorso di umiltà. Un abbassarsi fatto di prove e di tentazioni che ci fa dire come Gesù al Getzemani: «Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole» (Mt 26,41).

Umiltà deriva da humus, terra: farsi bassi, scendere, come ha fatto Gesù. Gesù che era Dio si è svuotato di sé e si è abbassato al nostro livello. Si è fatto come noi, ma era Dio. Dio fa questo percorso verso di noi, un percorso di umiltà. Qualcuno dice che l’umiltà è l’abito di Dio. Noi dobbiamo imparare da Lui l’umiltà del cuore e lasciare che il cuore si apra a questo incontro, che gli eventi della nostra vita frantumino il nostro orgoglio. Gesù dice: «... chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11).

Poco alla volta anche il nostro cuore duro, il cuore di pietra impermeabile a Dio e all’amore, trincerato dietro le sue difese, va in frantumi. Va in frantumi l’immagine di noi stessi e lascia il posto ad un cuore di carne, un cuore pulsante che vive e dà vita.
Il sentimento che prevale nell’uomo umile, riconciliato, è la fiducia nella misericordia di Dio. Non guarda tanto al suo peccato, alle sue imperfezioni quanto alla misericordia, alla grazia di cui Dio lo circonda. Non si sente sminuito dalla sua piccolezza ma accetta con gioia la sua condizione; non si sente schiacciato dalla grandezza di Dio, si sente portato in braccio da Lui.

Il nostro lavoro più prezioso è recuperare l’umiltà del cuore e lasciare che il cuore si apra a questo incontro o che gli eventi della nostra vita frantumino l’orgoglio.
Dai cocci di un cuore frantumato, dalla fiducia in Dio, nasce a poco a poco “l’uomo nuovo” che prende forma dall’umanità di Gesù, un uomo che vive una pace e una gioia profonda che nascono dal vivere in Dio, dal credere nella sua benedizione: Lui dice bene di me, segue i miei passi, accompagna la mia vita; io dico bene di Lui perché è Dio, perché è Amore, perché si rivela a me, perché si fa vicino.

Andrè Louf, monaco trappista, uomo di fede, scrive dell’uomo nuovo: «… non gli restano che le sue ferite, ma curate e guarite dalla misericordia. Per i suoi fratelli e per quelli che gli sono vicini è diventato un amico, così benevolo e dolce. Capisce le loro debolezze. Non ha più fiducia in se stesso ma soltanto in Dio...» (Andrè Louf, L’umiltà).
Facciamo esperienza del ritorno a questo Dio che ci ama e ci apre all’amore. C’è una frase della Scrittura che mi colpisce molto: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» (2 Cor 5,20b-21).

È proprio così che Dio ci ama, ci supplica di tornare a Lui. Da un cuore riconciliato con se stesso e con Dio, frantumato dall’orgoglio, nasce finalmente l’uomo nuovo, il nuovo Gesù.
Nasciamo noi. Oggi possiamo rinascere a questa novità. Allora la nostra vita diventa come la vita degli uomini e delle donne della Scrittura, una vita di benedizione, perché riscopriamo che tutto viene da Dio, non ci sentiamo più abbandonati, persi, sappiamo che qualcuno ci aspetta, che ci vuole bene, insomma la vita cambia. Perché quando qualcuno ti ama la tua vita cambia.

Rosanna Tabasso
QUELLO CHE CONTA
Rubrica di NUOVO PROGETTO