Sermig

Più anziani, più poveri

di Gian Mario Ricciardi - Problemi e prospettive della terza età.
Un Paese sempre più vecchio. Nel mondo hanno più capelli bianchi soltanto in Giappone. Si vive di più, ma molti sempre peggio. Sono lo specchio delle contraddizioni d’Italia.
Più anziani, più soli. Dieci su cento non riescono a mangiare da soli, ad alzarsi senza essere aiutati. L’allarme cresce di giorno in giorno e si trasformerà in emergenza. È la situazione peggiore d’Europa. La richiesta sarà sempre maggiore in futuro e nulla lascia pensare che vi sarà un miglioramento. Più anziani, meno autosufficienti.

Nel 2028 «tra gli ultrasessantacinquenni le persone non in grado di svolgere le attività quotidiane per la cura di se stessi (dal lavarsi al mangiare) saranno circa 1,6 milioni, mentre quelle con problemi di autonomia (preparare i pasti, gestire le medicine e le attività domestiche, ecc.) arriveranno a 4,7 milioni (700mila in più)». Insomma, ci troveremo di fronte a seri problemi per garantire un’adeguata assistenza perché la rete degli aiuti familiari si va assottigliando a causa della bassissima natalità che affl igge il nostro Paese da anni e della precarietà dell’attuale mondo del lavoro che non offre tutele.

Più anziani, più giovani senza lavoro. Si invecchia di più ma si invecchia peggio. In questa Italia dove la vita dei giovani è tutta in salita, anche quella degli anziani non è affatto semplice. Vivono in uno dei Paesi più longevi al mondo, dove l’aspettativa di vita è di nuovo in aumento dopo il calo di due anni fa ma sono in crescita anche i problemi e le diffi coltà di chi ha più di 65 anni, in particolare di chi abita al Sud. Più anziani, meno aiuto ai fi gli. Hanno creato il welfare dei nonni che ora con la pensione a 67 anni ed oltre gradualmente fi nirà. Dunque le nuove generazioni non potranno restituire l’assistenza ricevuta dai nipoti.

Contemporaneamente si confronteranno con uno Stato che continuerà, con tutti i limiti, l’appoggio per i non autosuffi cienti ma punterà molto sull’assistenza domiciliare. Con quali conseguenze?
Più anziani, pochi assistiti a casa.
Assistenza domiciliare ma stanno tagliando l’accompagnamento come denunciano i patronati. E nessuno fi ata. Faremo anche qui “villaggi” per ultra sessantenni come in America? Moltiplicheremo i centri diurni? Sono tutte domande senza risposta. Il livello di civiltà di una comunità si misura dalla sua capacità di fare memoria. Fare memoria vuol dire affrontare il presente e il futuro di chi ha costruito il passato e il nostro presente.

Più anziani, più poveri. Infatti le pensioni inesorabilmente diventeranno meno consistenti e obbligheranno molti a rinunciare alle case di riposo, sempre più effi cienti ed umane, ma care. Più anziani, più abbandonati. Più anziani, con più paure. Paura della malattia, della solitudine.

Scrive Enzo Bianchi in La vita e i giorni (ed. Il Mulino): «Dopo i settant’anni, si ha l’impressione di essere in un bosco che viene piano piano diradato». Forse possiamo evitare che sia così: svegliando la società dal torpore colpevole. Tornando a quell’attenzione per i vecchi che è stato un pilastro della società di ieri. A loro si lasciava il posto vicino alla stufa, si preparava una bevanda calda la sera, li si abbracciava e accarezzava. Sì, anche allora, specie d’inverno, li si vedeva dietro i vetri in squarci dove avevano cancellato il vapore che li rendeva opachi. Ma allora non erano così soli come oggi.

Gian Mario Ricciardi
TODAY
Rubrica di NUOVO PROGETTO