Sermig

Fidarsi dell’altro

di Gianfranco Cattai - Prestiti e aiuti senza le banche. Un progetto che coinvolge le comunità straniere.
Per prudenza forse non bisognerebbe parlarne, perché rischia di non rispettare fino in fondo le nostre leggi e norme italiane. Ritenendola però una buona pratica, mi sembra opportuno raccontarla.

Tra le comunità di stranieri presenti in Italia spesso vi è la consuetudine di “mettere in comune” i soldi, per poi poterne utilizzare una somma al momento opportuno. Il meccanismo prevede il versamento di cifre basse, di quantitativi variabili comunemente stabiliti – da 5 euro sino anche a 100 o 200 euro mese – entro un gruppo di 10-15 persone. La quota interamente versata è a disposizione del gruppo i cui componenti possono prelevarne quote a rotazione per poter affrontare le spese di un viaggio in Africa o America Latina, le spese di cure mediche... Si tratta di una modalità che si fonda sull'esercizio di impegnarsi a risparmiare in modo lineare, utilizzando in contropartita un fondo che può andare da 10 a 15 volte il tuo deposito mensile.

Che cosa vedo in questa esperienza? Il fatto che le comunità conservano e applicano nel nostro Paese delle modalità che sono ampiamente diffuse nei loro Paesi d’origine, soprattutto in ambito rurale. Certo, l’applicazione qui è più complessa: non c’è la dimensione del villaggio o della comunità locale, ma si basa tutto sulla fiducia reciproca.

Una prima lezione: fidarsi dell’altro, una testimonianza preziosa per tutti noi in un tempo nel quale impera la cultura della fake news.

Una seconda lezione: piccoli risparmi, per piccoli progetti e per grandi speranze, vissuti con dignità con grande determinazione. Soprattutto, donne con i loro figli. Fare sacrifici è un’esperienza che molti giovani non hanno avuto la possibilità di sperimentare. È una palestra di futuro, per progettare risposte di bene comunitario, contando anche sulle proprie forze. Le leggi sono da rispettare: bisognerebbe, allora, progettare norme che riconoscano queste esperienze informali, senza snaturare la sostanza dei piccoli passi.

Certo oggi esiste un’evoluzione di questo approccio: si chiama Finanza comunitaria o Comunità autofinanziata (Caf). L’obiettivo principale della Caf è quello di migliorare la situazione economica di una comunità, permettendo a persone facenti parte di questa, normalmente considerate non solvibili, di accedere a prestiti senza il ricorso ad alcun aiuto esterno o istituzione bancaria, sviluppando allo stesso tempo la coesione sociale all’interno della comunità.

Gli obiettivi sono perseguiti grazie anche alla promozione della cultura del risparmio, l’innovazione finanziaria e lo sviluppo di organizzazioni di base comunitaria e gruppi di mutuo aiuto. Una strada possibile? Un meccanismo da diffondere? Pensiamoci.

Gianfranco Cattai
BUONE PRATICHE
Rubrica di NUOVO PROGETTO