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La Cambogia riparte

di Sandro Calvani - «Lo sviluppo sostenibile è come la crescita del mio corpo: se ho muscoli troppo piccoli non posso né stare in piedi né correre, se ho piedi troppo grandi nemmeno; e se il cervello non funziona, a poco servono un cuore forte o una vista da aquila». La giovane Sambath ha risposto così ad una domanda “difficile” in una riunione del suo villaggio di case galleggianti a Chong Khneas, sulle coste del lago di Tonle Sap nell’Ovest della Cambogia. Ad ascoltare Sambath c’ero anch’ío insieme ad una delegazione di decisori dell’ASEAN (Association of South East Asian Nations), delle Nazioni Unite e del governo cinese che visitavano il villaggio per una consultazione in quel territorio su come accelerare lo sviluppo sostenibile, renderlo comprensibile alla gente ed aiutare la partecipazione di tutte le fasce della società civile, dell’impresa e del governo locale. La domanda difficile, posta da una professoressa di politiche dello sviluppo dell’Università di Kunming (Cina), era se bisogna dare priorità agli obiettvi di sviluppo primari come cibo, acqua, salute, casa, oppure a quelli che creano dignità della gente come lavoro ed educazione, oppure semplicemente puntare a maggior libertà di mercato, in pratica per aumentare i profitti e dunque il reddito pro-capite.

Sambath rappresentava l’associazione locale dei giovani; non ha ancora finito il liceo, perché studia di sera per aiutare la famiglia nell’accompagnare i turisti che fanno un giro in barca sul lago. Sambath ha le idee chiare e ci tiene a far sapere che la pensano così anche gli adulti e gli anziani del villaggio. «Non si può scegliere una di quelle priorià e dimenticare le altre, servono tutte insieme» aggiunge. Poi Sambath conclude: «Se proprio volete sapere quale metodo per noi è più importante, io direi che è la partecipazione. Senza partecipazione di tutti, tutto il resto non serve a nulla, neanche se ci fossero tre professori universitari di economia in questo villaggio». Nel villaggio galleggiante di Chong Khneas la gente è soddisfatta della propria economia e l’emigrazione per disperazione è scomparsa.

È anche grazie a giovani con le idee così chiare che la Cambogia registra da alcuni anni una crescita del 10% annuo, e ancora più alta in alcune aree del Paese. La Cambogia contribuisce in modo importante a statistiche ugualmente positive del resto dei dieci Paesi del mercato comune ASEAN (Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Singapore, Thailandia, Vietnam). Dal 1980 ad oggi la popolazione ASEAN è cresciuta da 352 milioni a 634,5 milioni, cioè quasi raddoppiata e divenuta così il terzo più grande mercato al mondo come popolazione. La popolazione urbana è passata dal 24,3% nel 1980 al 48,2% di oggi. 40 milioni di persone sono anziani e saranno 127 milioni nel 2035. 213 milioni di persone hanno tra 15 e 34 anni di età.

Gli indicatori di sviluppo sostenibile sono molto incoraggianti. La povertà estrema, cioè persone con disponibilità di meno di 1,25 dollari al giorno è passata da una su due persone nel 1990 a una su 8 nel 2015. La mortalità infantile è passata da 57 morti prima dei 5 anni su 1000 nati vivi nel 1990, a 20 nel 2015. Negli stessi anni la mortalità materna da parto è scesa da 286 su 100.000 parti a 197. L'aspettativa di vita è cresciuta da 55,6 anni nel 1967 a 70,9 anni nel 2016. Il 76,9% della popolazione aveva accesso all'acqua pulita nel 1990, mentre oggi sono il 91,1%. La disponibilita di servizi igienici è cresciuta dal 52% al 73,1%, l’educazione primaria è cresciuta dall'83% al 96% e l'educazione a livello di college è cresciuta dal 18,2% al 36%, La parità di genere sembra avvicinarsi molto a quella di altri continenti sviluppati.

Non mancano certo le sfide moderne come per esempio i disastri, la governabilità e la crisi della democrazia, le migrazioni, il cambio climatico. Nei passati 50 anni i Paesi ASEAN hanno sofferto 1558 disastri naturali che hanno colpito 450 milioni di persone, una triste posizione di primi in classifica mondiale. Ma Sambath ha certo ragione a sottolineare che ogni angoletto della Terra è un microcosmo dove si ripetono sempre le stesse interazioni di ogni gruppo e ogni problema che l’umanità vive in ogni parte del mondo. Dovremmo capire e credere davvero, come ci ha detto Sombath, che nessuno cresce con una mano più grande di un’altra o con il cuore da adulto in un corpo da bambino.

Sandro Calvani
ORIENT EXPRESS
Rubrica di NUOVO PROGETTO