Sermig

Bene per sempre

Di Matteo Spicuglia - Nessuno può conoscere le conseguenze di una scelta di bene. Hai un’intuizione nel cuore e provi a seguirla, affrontando fatiche, incomprensioni, giudizi. Qualcosa nel tempo avviene, ma più vai avanti e più perdi il controllo della situazione. Lasci andare, ma a un certo punto ti guardi indietro e capisci che il bene ha messo radici, nonostante te.

Lia Varesio non avrebbe mai immaginato i frutti della sua commozione per la gente di strada, per quegli uomini e donne senza fissa dimora che incrociava alla stazione e che a un certo punto le cambiarono la vita. Lia era piccola di statura, disabile, ma non si fermò davanti ai propri limiti. Si mise in gioco, cominciò ad ascoltare, insieme ad altri amici creò una delle prime realtà di accoglienza di Torino. E un’associazione, la Bartolomeo & C., che oggi, a dieci anni dalla morte di Lia, continua a portare avanti i suoi ideali.

Luca non l’ha mai conosciuta, ma ha intuito il suo spirito nei volontari che hanno preso il suo testimone. Luca è italiano, sulla quarantina. Per tanto tempo, ha avuto una vita normale, il lavoro in una multinazionale, amici, hobby. Poi, la crisi economica si è portata via tutto. Lasciato a casa da un giorno all’altro, la fatica a riqualificarsi, passo dopo passo, la perdita di affetti, di dignità: la strada come unica prospettiva. «Non avrei pensato di ritrovarmi in una situazione simile, – racconta oggi – per me fu uno shock, come se il mondo mi fosse caduto addosso. Quando capita così, si rompe tutto, diventi vulnerabile, esce fuori una fragilità che ti fa pensare anche a gesti estremi».

In quei momenti, Luca non sa dove sbattere la testa, cerca un altro lavoro ma non lo trova, la strada si mostra presto per quello che è, un limbo in cui risalire o perdersi. «Il momento più brutto è il ricordo di una notte di inverno. Pioveva, faceva freddo. Ero su un marciapiede e vedevo le case con le luci accese. Mi si spaccò il cuore. Sentivo dentro di me esplodere qualcosa. Quando ci penso, mi commuovo ancora».

Giorni, settimane, mesi così. Poi, per caso, ecco la porta del bivacco aperto da Lia tanti anni prima. Un letto, un pasto, volti amici con cui cominciare a parlare e lentamente ad aprirsi: l’inizio della risalita. Perché quelli della Bartolomeo vedono oltre, un po’ come faceva Lia. Non si accontentano di dare un posto dove passare la notte. A chi accetta un metodo, un percorso, una messa alla prova, la proposta è abbandonare la vita di strada, soprattutto quella che ti si è stampata nella testa e nel cuore. Luca ci ha provato e ci è riuscito. Oggi, dopo anni di fatica è uno dei quaranta senza fissa dimora inseriti nei progetti di convivenza guidata. «È un’esperienza iniziata dieci anni fa, – spiega Marco Gremo, presidente della Bartolomeo & C. – nella massima discrezione gestiamo una rete di alloggi in cui seguiamo piccoli gruppi».

Matteo Spicuglia
NPFOCUS