Sermig

Foto di copertina

di Andrea Go - Guardando la copertina di questo numero non ho potuto fare a meno di pensare quanto potente può essere una fotografia e quante cose può dirci in così poco tempo.
Amo la fotografia fin da bambino, quando facevo mettere in posa mia madre sul balcone all’ora del tramonto e le dicevo: «Metti la mano a vassoio!» e poi la fotografavo con il sole appoggiato sulla mano. Ogni volta che guardo una fotografia non riesco a non immedesimarmi nel fotografo al momento dello scatto e rivivo la storia di David Douglas Duncan che a 18 anni vede delle fiamme non lontano da casa, prende la sua macchinetta da due lire... corre... e vede andare a fuoco un albergo. Fotografa un uomo che tenta disperatamente di mettere in salvo una valigia e il giorno dopo scopre che era il famoso rapinatore John Dillinger.

Questa casualità condita con l’istinto lo porterà ad entrare nella storia della fotografia con delle strepitose foto al seguito dei Marines con cui documenta la resa del Giappone e la guerra di Corea. Oggi trovandomi davanti a questa foto di Max Ferrero mi sono fatto questo viaggio mentale. Nella vita può certo capitare uno scatto fortunato ma quanto lavoro c’è dietro una foto di questo genere? Quanto lunga può essere la strada da casa nostra all’incendio?

Occorrerà desiderare a lungo una storia, decidere quale e perché, poi studiare, preparare una valigia, avere il coraggio di partire e scattare centinaia di foto. Poi forse potremmo trovarci sul cucuzzolo nei panni di Max un secondo prima dello scatto: un’emozione sottile, un colpo di vento, un rapido pensiero alla composizione e all’esposizione, un respiro e poi Click! Ora sarà facile per noi. Dobbiamo solo guardare. E capire con una solo foto come sta il mondo. Capire con una immagine che il nostro unico nemico siamo noi stessi! Grazie Max.

Andrea Go
ORZATA CON LATTE
Rubrica di NUOVO PROGETTO