Sermig

Mammut

di Fabio Arduini - Se torniamo bambini e guardassimo con rinnovata curiosità alla storia del mondo, forse saremmo trasportati nel mezzo di una steppa di ventimila anni fa: con ogni probabilità incontreremmo il mammut, e arriverebbero le sorprese. Innanzitutto, potremmo trovarci di fronte al mammut conosciuto come Mammuthus lamarmorae. Non proprio quello che ci saremmo aspettati da un gigante della preistoria, perché sarebbe alto e pesante all'incirca come un grosso vitello. Nemmeno il peloso mammut delle ere glaciali, Mammuthus primigenius detto anche mammut lanoso, farebbe un gran figurone in quanto a gigantismo, sarebbe comunque più piccolo di un elefante africano.

Si potrebbe continuare, perché non tutto ciò che oggi diremmo di sapere degli animali del passato corrisponde a ciò che erano veramente. Non si sa, o meglio si prendono misure, si ipotizza, si ricostruiscono scenari plausibili, poi ci si deve ricredere. È il bello del mammut: non si muove, non proferisce barrito (chissà come chiameremmo il suo verso se lo potessimo riprodurre), si fa trovare a volte in carne e ossa conservate dal gelo, a volte solo in frammenti di ossa, ma sempre domanda di essere indagato. E come un rebus che mai è davvero concluso, ciò che viene descritto alla fine non è solo il mammut di turno, ma l'uomo che gli sta davanti.

Che può dimostrare coraggio e perseveranza, mentre per una vita lavora di squadra, allinea e ripassa i dati a disposizione, si mantiene onesto con loro, li accetta quando litigano con i dati nuovi arrivati e scombinano tutte le ipotesi pazientemente assemblate. O che magari si ritiene il dominatore del suo lavoro di ricerca. Il rebus continua, anche perché si sa che i mammut si estinsero pochi millenni fa, ma non ne è stata trovata una spiegazione condivisa e convincente, e forse bisogna accettare che non la si potrà trovare a breve.

Fabio Arduini
PAROLE
Rubrica di NUOVO PROGETTO