Sermig

UNA MOSTRA PER FRA’ COSTANTINO

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 “Architetto del bello”, francescano minore di Pavia, Costantino Ruggeri ha lasciato un’impronta inconfondibile ovunque abbia operato. In mostra a Pavia dal 19 al 31 dicembre.
A cura della redazione



Si inaugura il 19 dicembre alle ore 18.30 in S.Maria Gualtieri, Piazza Vittoria – Pavia la mostra di pittura di padre Costantino Ruggeri, promossa dalla Fondazione Frate Sole con il Patrocinio del Comune di Pavia. La mostra rimarrà aperta sino al 31 dicembre 2009 con il seguente orario:
giorni feriali 16:30 - 19:00;
giorni festivi 10:00 - 12:30, 16:30 - 18:30

(chiusa a Natale e S.Stefano).

fra costantinoCostantino Ruggeri, francescano minore nato ad Adro, in provincia di Brescia, dal 1958 al 2007, anno della morte, ha vissuto e lavorato a Pavia, nel convento di Canepanova. Noi del Sermig l’abbiamo conosciuto in occasione della ristrutturazione dell’ex Arsenale militare. È a lui che dobbiamo alcuni degli angoli più suggestivi di quella che oggi è la nostra casa: l’Arsenale della Pace di Torino.

Gli saremo sempre grati per averci insegnato che bellezza non equivale a ricchezza ma ad armonia e che il bello è per tutti, soprattutto per quelli che dalla vita hanno avuto di meno, anzi principalmente per questi. Ne abbiamo sempre tenuto conto fino a farne la nostra filosofia di accoglienza:
“Le nostre case, in ogni parte del mondo dove il Signore vorrà inviarci, saranno luoghi ristrutturati con il lavoro di tanti, accoglienti ma sobri, curati ed abbelliti da opere d’arte, per offrire a tutti, anche ai più miseri, la possibilità di venire a contatto con ciò che è bello”
(dalla Regola della nostra Fraternità).

Nel 1990 la nostra redazione lo aveva intervistato per il mensile del Sermig Nuovo Progetto. Pubblichiamo il testo nel quale lui stesso raccontava con grande semplicità la sua opera e il suo pensiero sull’arte, presentava il suo progetto per la cappella e la sua filosofia per gli altri ambienti dell’Arsenale della Pace.

costantino e ernesto Quadri, sculture, pitture, voglio abbiano il candore dei sogni. Il mio sogno e il mio impegno è fare un'arte che rassereni e crei un clima distensivo per l’uomo che vive in mezzo a traumi di ogni genere. Se l’uomo riesce a ritrovare se stesso, sarà più facile che ritrovi Dio. L’arte ha lo scopo di portare l’uomo nel suo cuore, dentro se stesso, di portarlo a Dio, e di metterlo in comunione con i fratelli. Per questo io penso di adempiere ai doni che Dio mi ha dato: sono sacerdote, e la missione del sacerdote è quella di portare gli uomini a Dio. Facendo dell’arte cerco di adempiere a questa missione meglio che posso.

Se io dovessi definirmi direi che sono un artigiano dell’arte, uno che tenta di produrre bellezza. Cerco di seminare bellezza perché dia gioia all'uomo, e attraverso questa gioia l'uomo possa andare verso Dio. Infatti la bellezza è una delle strade più spontanee nel cammino verso Dio, tant'è che sant'Agostino definisce Dio bellezza antica e sempre nuova.

La chiesa dell'Arsenale è nata dall'incontro con persone con cui mi sono trovato bene.
Quando conobbi voi del Sermig, si stava preparando l'ambiente della chiesa. Ernesto mi portò in quella sala al pianterreno dove voleva ricavare una cappella. Io ebbi subito l'impressione che, così anonima, non fosse l'ambiente giusto, uno spazio di preghiera. Visitando il resto del fabbricato da ristrutturare arrivammo alla soffitta: lì era spontaneità, povertà, umiltà, fatta così, con solo un po' di travi e intonaco. Io sono convinto che proprio in questa semplicità, genuinità, povertà, vengono fuori i valori e viene fuori la bellezza. Con “il meno” abbiamo ottenuto degli spazi di bellezza che è “il più” che ci occorre per andare a Dio. Senza surrogati o effetti speciali. Credo che i grandi valori si ottengano coi mezzi più semplici.
Parecchie volte ho pensato una cosa che è stata la direttrice della mia arte. Se Gesù avesse detto:  “voglio venire qui e stare in questa città, preparami un ambiente dove stia bene”, cosa avremmo fatto noi? Fortunatamente ce ne ha dispensato. Ha preso un pezzetto di pane e ha detto “Io qui sto bene”; ha preso un mezzo bicchiere di vino e ha detto “In questo bicchiere di vino Io ci sto be-nissimo”. Osserviamo queste realtà con occhio formale e artistico: cosa c'è di più bello e ricco?

Spazi mistici

Nota caratteristica dello “spazio mistico”
è la semplicità:
essenzialità di linea,
povertà di materiali,
spogliazione totale del superfluo,
del decorativo.
Tutto nella cappella deve essere
spontaneo e autentico,
deve irradiare bellezza e poesia
col minimo dei segni e delle strutture.
Insomma, ottenere il più col meno:
come accade nell’Eucaristia.
Il Signore è semplice e mai banale,
sottile e mai ambiguo.


Fra’ Costantino Ruggeri

 


È importantissima poi la bellezza nella semplicità, per la gente che aiutate. È importante, assieme al pezzo di pane; magari non lo capiranno, ma la percepiscono. Se volete aiutarli a rasserenarsi, dovete metterli in questi spazi di bellezza e di bontà. Pensiamo agli “agglomerati urbani” delle nostre periferie: hanno dato una casa a questa gente? Una strada? Gli hanno dato “agglomerati urbani”.

Le persone che vengono all’Arsenale hanno bisogno di spazi di bellezza, si devono scaricare, rasserenare. E non solo i vostri ospiti, non solo le persone povere, ma anche gli altri, quelli che sono pieni di cose, ma nonostante ciò non sono felici: se verranno qui non sarà per fare l'elemosina, ma respirando quest'aria capiranno una grande verità: per essere gioiosi bisogna essere semplici.