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GHANA: tempesta in Borsa


La crisi mondiale vista dal Ghana assume contorni inediti…

di Silvio, missionario


Carissimi tutti,

è l'ultimo giorno di ottobre e sono in viaggio verso Accra, a bordo di un camion questa volta, con Marino al mio fianco. Ci vorranno ancora almeno tre ore prima di arrivare a destinazione e più che volentieri passo un poco di questo tempo con voi, sperando che i sobbalzi della strada non disturbino troppo la nostra conversazione che viaggia sulla tastiera del laptop.
ghana.gif Siamo quasi alla fine della stagione delle piogge, quest'anno più lunga del solito. Infatti siamo appena usciti da un temporale di quelli supersolenni. Adesso c'è un bel sole e tutto sembra rinascere nel verde intenso della foresta che costeggia la strada. Ai primi raggi dopo lo scroscio mi tornava in mente la poesia del Leopardi studiata al liceo: la quiete dopo la tempesta...
Sembra che davvero ci vogliano tempi burrascosi per far apprezzare di più la bellezza della pace e del sereno. Me ne sono accorto in questi ultimi mesi: non ho mai avuto una coscienza così chiara del valore della salute come dopo aver sperimentato per un pò di tempo la vita di ospedale.

In queste ultime settimane la parola tempesta (credo anche in Italia e non solo nei notiziari della BBC) è stata associata con insistenza alle vicende di Wall Street e delle altre Borse.
Il primo effetto che tutte queste vicende hanno creato sulla piccola comunità di Sunyani in cui vivo è stato che quasi più nessuno veniva a sentire le notizie TV: non perché non si intuisse la gravità del problema ma perché il linguaggio era talmente tecnico e inusuale rispetto alla vita quotidiana così come scorre quaggiù che tutto quel parlare di indici, percentuali, subprime ecc. equivaleva a sentire un reportage in giapponese: buio totale.

Per ora qui siamo su un'altra galassia: la maggioranza della popolazione nei villaggi e nelle periferie della città dove noi siamo collocati non ha conto in banca, non ha nessuna credenziale per chiedere un prestito ad uno sportello. Ciò che fa la differenza è la pioggia che può favorire o rallentare la raccolta del mais e il suo trasporto...
Eppure tutti dicono che ormai siamo parte del villaggio globale... Beh, se è così in questo villaggio non si sono seguiti piani regolatori perché la distanza e la differenza tra lo stile di vita di chi manovra i capitali in borsa e chi vedo qui ai bordi della strada a vendere qualche tubero di kassawa o gli ultimi funghi raccolti in foresta prima che arrivi la stagione secca è una distanza siderale.
Tuttavia so che l'onda lunga dei problemi finanziari USA e dell'Europa finirà col farsi sentire anche qui: anzi, qualcuno dice che si farà sentire più qui che altrove visto che di solito l'anello più debole della catena è il primo a patire quando si è sotto tensione.

É ricominciato a piovere a dirotto.
In questo c'è qualcosa in comune con l'andamento delle borse: il tempo qui può cambiare da un momento all'altro.
C'è da qualche parte qualcosa di più serio e stabile a cui possiamo tutti guardare come denominatore comune della nostra condizione umana, non importa se viviamo in Piazza Affari o a Tainso, il più lontano dei nostri villaggi nella foresta tropicale del Ghana?
Se il presente è piuttosto nuvoloso al riguardo e non lascia intravedere granché, il futuro – quello che si vede all'estremo orizzonte – sembra più limpido e chiaro. Domani è il primo novembre: ognissanti. Quello è il futuro comune. Tra cent'anni tutti noi, chi in questo momento sta viaggiando sotto la pioggia scrosciante verso Accra, chi sta leggendo questa email sul desktop del suo pc o stampata su un foglio A4, chi non ha avuto tempo di arrivare fin qui e ha smesso dopo il primo paragrafo... tutti tra cent'anni saremo molto più uguali, molto più capaci di comprenderci l'un l'altro, molto più saggi circa il valore vero della vita... molto più umani. Bello!
leopardi.jpg
È bello almeno una volta all'anno spingere lo sguardo verso il nostro destino ultimo, meta di tutta la nostra speranza, certezza di una giustizia e di una pace vere, che non si sa mai dove siano di casa all'interno del villaggio globale dove abitiamo adesso.
Cent'anni è troppo lontano? Anche Leopardi e i suoi contemporanei forse lo pensavano mentre lui scriveva le sue poesie, eppure son già tutti da quell'altra sponda del vivere.

Finita la pioggia. Quasi finita la batteria. Ben per voi.
Ciao. Alla prossima.
Silvio
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