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R.D.CONGO: è di nuovo guerra


Un estratto sintetico degli eventi di questi ultimi giorni.

A cura di Stefania Traverso


Leggendo gli articoli on-line sulla R.D.Congo una cosa mette i brividi: occorre fare attenzione a non confondersi, perché se ne possono trovare molti, davvero molto simili, che riguardano gli stessi luoghi e risalgono invece ad un altro tempo, anche dieci anni fa.
Alcune voci autorevoli e vicine alla gente (come Medici senza frontiere) da mesi urlano al mondo la situazione in atto nell’est del Paese, ma solo dai primi giorni di novembre anche i media hanno iniziato a dare spazio alla notizia.
Pubblichiamo un estratto sintetico degli eventi di questi ultimi giorni.
27 ottobre 2008
Lunedì 27 ottobre un convoglio della MONUC (Missione ONU in RDC) viene attaccato da gruppi del CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo - gruppo ribelle capeggiato dal Generale Nkunda) e a Goma, capitale della provincia, violente manifestazioni contro i caschi blu provocano un morto. Lo stesso giorno, il generale comandante della MONUC da le dimissioni per ragioni "personali" e più probabilmente per mancanza di mezzi che possano consentire alla missione di portare a buon fine il suo
incarico.
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28 ottobre
Medici Senza Frontiere indice una conferenza stampa a Roma per denunciare il
fallimento della comunità internazionale di fronte alla drammatica situazione umanitaria
nella provincia del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. Invita con
urgenza a comprendere che la situazione sta precipitando. Sono mesi che ci si trova a fronteggiare una drammatica situazione umanitaria: in particolare dalla fine di Agosto, quando è scoppiata nuovamente una vera e propria guerra. “Nelle zone più instabili della provincia del Nord Kivu la violenza ha raggiunto i suoi massimi livelli degli ultimi anni, mentre è sempre più difficile portare assistenza alla popolazione civile”, dichiara Colette Gadenne, capo missione di MSF nel Nord Kivu, nel corso della conferenza stampa. “Centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case, la popolazione vive nella paura, senza mezzi per soddisfare i bisogni più basilari".
Nel frattempo in tutta la città di Goma si accendono tafferugli e scontri, viene dato fuoco alla prigione e molti detenuti fuggono dal carcere. il CNDP avanza verso Goma occupando alcune cittadine del Nord. Le FARDC (le Forze Armate della RDC, l'esercito governativo), non riuscendo ad affrontare militarmente i ribelli fuggono, sequestrando le auto delle organizzazioni umanitarie e saccheggiando le abitazioni dei civili.
30 ottobre
In un articolo comparso su "ILSOLE24ORE", il rappresentante diplomatico in Italia
della RDC ci tiene a precisare che il suo Paese ha già affrontato molti conflitti e oggi
i problemi sono circoscritti soltanto nelle zone al confine con il Rwanda e l’Uganda."In Congo non si può parlare di guerra, ma di “sacche di insicurezza” che interessano due province: il Nord-Kivu e l’Ituri". Qualcuno gli ricorda che la situazione si fa sempre più grave. Preoccupante è anche la condizione del Nord, nell’Ituri, dove operano i ribelli del Lra (Lord’s Resistance Army), un’armata in guerra contro il governo ugandese, che spesso attraversa il confine per fare razzia nei villaggi e nei giacimenti minerari in cerca di bambini da trasformare in soldati e di materie prime da rivendere in cambio di armi e denaro.
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Nel frattempo le agenzie di stampa riportano la notizia che la Gran Bretagna pensa a breve di inviare truppe. Il premier Gordon Brown ha affermato che "la comunità internazionale non deve permettere alla Repubblica Democratica del Congo di diventare un altro Rwanda", il ministro degli Esteri David Milliband ha dichiarato che l'invio dei soldati "non è stato ancora deciso, ma è una possibilità. Le truppe potranno essere dislocate come parte di una forza a livello europeo". L'Unione Europea però ha comunicato che "al momento non si pensa all'invio di militari, ma si punta piuttosto su una forte azione diplomatica". Il problema è che le forze regolari non sono in condizioni di gestire una crisi di questa portata e i militari ONU sono autorizzati all'uso delle armi "solo per proteggere i civili sotto immediata minaccia di violenza fisica".
2 novembre
Segnaliamo un articolo che "la Repubblica" pubblica in prima pagina: "Congo, un milione in fuga dall' orrore”, di Daniele Mastrogiacomo.

3 novembre

L'Unicef comunica di essere al lavoro per prevenire colera, malnutrizione e sfruttamento dei bambini. Le parole testuali sono queste: " Nell'ultima settimana circa 100000 persone, di cui il 60% bambini, hanno abbandonato le proprie case per sfuggire ai pesanti combattimenti in corso tra fazioni armate nel Nord Kivu. Negli ultimi due mesi sono 250000 le persone sfollate,
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portando il numero complessivo degli sfollati interni a circa un milione, un quinto dell'intera popolazione del Nord Kivu. La condizione della nuova ondata di donne e bambini sfollati è disperata. Migliaia di essi non hanno praticamente toccato cibo da quando è iniziata la fuga. L'accesso all'acqua potabile e alle cure sanitarie è ridottissimo. Centinaia di bambini sono rimasti separati dalle famiglie, e si ritrovano ad
congo.jpg affrontare da soli la sfida per sopravvivere. Le conseguenze potrebbero essere fatali per tantissimi bambini, sia quelli sfollati che quelli delle comunità che ospitano i fuggiaschi".
E solo il 3 Novembre il primo convoglio di aiuti umanitari delle Nazioni Unite parte con la speranza di raggiungere Rutshuru, la città occupata dai ribelli congolesi.
Mentre tutto questo sta avvenendo il capo dei ribelli congolesi Laurent Nkunda, intervistato da un gruppo di giornalisti nel suo feudo di Kichanga, ha detto : "Vogliamo un negoziato diretto con il governo. Attendo una risposta. È una loro scelta rifiutare il negoziato con noi. Ma noi li spingeremo a questi negoziati, altrimenti, li cacceremo dal potere".

5 novembre 2008
L'Unicef scrive: "Marciano da giorni, in file interminabili, spesso senza sapere neppure dove andare".

A cura di Stefania Traverso
Sulla R.D.Congo vedi anche:
R.D.CONGO: La CDJP compie 17 anni