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Allo scontro!

di Lucia Sali - Le relazioni tra Italia e Ue mai così in basso.
Non è una questione di “zero virgola”, né di indifferenza alla crisi dei migranti o di trattamento discriminatorio dell'Ue nei confronti dell'Italia che inevitabilmente sfocia in uno “scontro”, come invece vuole la retorica politico-mediatica odierna.

È invece una situazione inedita, quella dei rapporti tra Roma e Bruxelles. Perché a essere messo in questione dalle fondamenta è lo stesso quadro di valori che norma i rapporti tra i Paesi e le istituzioni europee. Nessuno, infatti, nei palazzi Ue contesta il diritto dell'Italia di orientare il proprio bilancio alla lotta contro la povertà, o le politiche sui migranti. A preoccupare, invece, sono i modi, i toni e la voluta mancanza di dialogo, in un contesto di “Piani B” di uscita dall'euro più volte evocati e poi smentiti, ma nei fatti mai chiaramente tolti dal tavolo. A essere stato intaccato è il capitale “fiducia”.

Primo, sui conti pubblici, che si scrive manovra ma si legge euro, una moneta condivisa da 19 Paesi, da Cipro all'Estonia. «Sono molto dispiaciuto di essere qui oggi, ma purtroppo non abbiamo avuto scelta», perché «l'Europa è costruita sulla cooperazione, l'eurozona è costruita su stretti legami di fiducia», quindi «se la fiducia viene erosa, tutti gli Stati membri vengono danneggiati» e con loro la moneta comune, l'euro.

È con queste parole che il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis ha annunciato una prima nella storia europea lo scorso 23 ottobre: la bocciatura della legge di bilancio di un Paese dell'eurozona. La deviazione dei conti dell'Italia, terza economia dell'Ue, è infatti pari a tre volte quella prevista e che lo stesso governo Conte aveva sottoscritto a giugno, per misure che – come economisti e istituzioni finanziarie internazionali hanno indicato – porteranno più deficit e meno crescita, aumentando ancora di più il debito pubblico italiano che già ora supera il 132% e che è il primo in Ue per costi di rifinanziamento. Questi sono stati pari nel 2017 a quello che lo Stato ha speso per la pubblica istruzione, mentre l'ammontare del debito pubblico nel suo complesso grava per la cifra record di 37mila euro su ogni italiano. «Non è questione di discutere se la palla era sulla linea o no, è decisamente fuori», ha spiegato con una metafora calcistica il commissario Pierre Moscovici.

Sino al giorno prima di comunicare un deficit nominale al 2,4%, le discussioni avevano portato su uno sforamento attorno all'1,9%. Ora l'Italia entro il 13 novembre dovrà inviare una nuova bozza di finanziaria. Se non lo farà, resterà la bocciatura e si aprirà una procedura per debito eccessivo, che può sfociare in multe sino allo 0,5% del pil e al blocco dei fondi Ue. Tutti gli altri 18 Paesi dell'eurozona sostengono l'esecutivo comunitario.

Anche sui migranti, il comportamento del governo Lega-M5S ha lasciato interdetta Bruxelles. Il ministro dell'interno Matteo Salvini non si è finora mai presentato a nessuna delle riunioni con i colleghi Ue sulla questione migranti, tranne a un incontro informale in Austria dove, violando regole diplomatiche di base, ha filmato all'insaputa dei presenti l'intervento del collega lussemburghese Jean Asselborn per postarlo sui social, con un video denigratorio intitolato "Salvini asfalta Asselborn".

L'Italia, da che Salvini è titolare del Viminale, non solo non ha più messo sul tavolo Ue alcuna proposta per arrivare a una riforma del sistema di Dublino sull'asilo europeo, ma si è anche opposta al rafforzamento di Frontex in una vera guardia di frontiera Ue dotata di 10mila uomini. Infine, gli attacchi quotidiani, oltre che di Salvini anche dell'altro vicepremier Luigi Di Maio, alla Commissione Ue con l'accusa avere messo in ginocchio l'Italia. «Di Maio e Salvini mi attaccano e mi insultano ma non mi fanno domande », ha fatto notare il presidente Jean- Claude Juncker (foto) alla stampa italiana. Da che il governo Conte è in carica, infatti, non una sola volta il premier è venuto a Bruxelles per incontri ad eccezione dei vertici Ue, né Salvini o Di Maio.

Eppure, dalla vituperata Commissione Juncker sono arrivati 30 miliardi di flessibilità (terremoti, investimenti, migranti, sicurezza) pari all'1,8% del pil, 1 miliardo extra per l'emergenza migranti, 8,5 miliardi del Piano Juncker che hanno generato 48,7 miliardi di investimenti, e 42,6 miliardi di fondi Ue. «Che non si inventino delle controverità », è scattato Juncker, e «che si smetta di dire che sono contro l'Italia: è un'idiozia e una menzogna».

Lucia Sali
EUROLANDIA
Rubrica di NUOVO PROGETTO