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Il Nepal riparte

di Mauro Palombo - Nell’immaginario, le regioni himalayane rimandano a visioni di remote valli come millenarie oasi di pace, tranquillità, felicità, nel nome di una saggezza profonda. In realtà, la storia del Nepal in epoca moderna è stata molto burrascosa. La monarchia solo nel 1990 ha accettato di governare come sovrano costituzionale; le difficoltà a concretizzare questa evoluzione hanno portato dal 1996 al 2006 ad una dura guerra civile, fino alla trasformazione del Paese a fine 2007 in repubblica federale. Nel 2015, finalmente, la nuova costituzione; mentre il Paese oscilla per mantenere un suo equilibrio tra l’invadente sfera di influenza del vicino indiano e l’interessata amicizia del colosso cinese.
I 30 milioni di nepalesi sono ancora oggi una società giovane, in lento affrancamento da una condizione di povertà tuttora ampiamente diffusa.

Costruzione di una scuola in NepalMa nello stesso anno, la mattina del 25 aprile 2015, il Paese viene colpito da un disastroso terremoto di magnitudo 7,8 in una delle sue aree più popolose, tra la capitale e il monte Everest: l’esito sono oltre 9.000 vite perdute, molti feriti, e immense devastazioni di edifici storici e di più recenti ma senza accorgimenti antisismici. 700.000 case crollate, 3,5 milioni di senzatetto, molte le zone isolate.
Meno di un mese dopo, un ulteriore pesante sisma ostacola i soccorsi, e causa altre vittime, altro terrore.

La solidarietà nel mondo si è subito attivata, e in un contesto molto difficile ha contribuito tempestivamente a gestire la vasta emergenza di cibo, alloggi, prestazioni sanitarie.
Come Sermig, siamo stati a disposizione di tanti amici che da subito desideravano contribuire all’aiuto. Per renderlo sicuramente operativo al più presto nasce così la collaborazione con amici esperti nella gestione di gravi emergenze: la “Croce Giallo-Azzurra” di Torino, che pochi giorni dopo il primo sisma è già sul posto con una sua squadra di volontari.
Nel coordinamento dei soccorsi, viene loro assegnato il villaggio di Chagu, un sito storico quasi annientato dal secondo sisma. Per contribuire ad alleviare l’emergenza mettiamo immediatamente a disposizione degli operatori alcuni dispositivi fotovoltaici per la produzione di disinfettante (ipoclorito di sodio) utile per igiene e depurazione acqua (al cui uso i responsabili locali vengono istruiti) e lampade portatili fotovoltaiche.

Seguito il lavoro svolto dalla Croce Giallo- Azzurra, nel 2016 il primo importante intervento per restituire vita alla comunità: la ricostruzione della scuola del villaggio, perché i bambini possano senz’altro riprendere a frequentarla; grazie alla generosità di molti amici, il Sermig sostiene l’iniziativa con una prima erogazione di 10.000 euro di quanto raccolto, e mettendo a disposizione 30 pannelli fotovoltaici (5 kWp) per l’illuminazione della scuola e alimentazione di diverse altre utenze nel villaggio. Utilizzando soluzioni efficaci, compatibili però con la semplicità dell’ambiente e gli sforzi di autocostruzione delle famiglie, si realizza con criteri antisismici.

Pur in uno scenario di emergenza, le dinamiche locali chiedono tempo – molti i cantieri oggi aperti nel Paese, ma solo il 20% delle ricostruzioni concluso – e perseveranza per assicurare il giusto risultato. Che però non manca: in queste settimane la CGA sta concludendo un ulteriore intervento, di importante entità: il completamento – il piano superiore con 5 classi e il tetto – della “Shree Panchakanya Higher Secondary School” a Syuchatar, nei pressi di Kathmandu, in sostituzione dell’edificio irrimediabilmente lesionato dal terremoto. Anche qui il Sermig ha contribuito al sostegno del lavoro con 10mila euro, le residue risorse raccolte.
I suoi 240 studenti tra poco potranno finalmente tornarvi, preziosa risorsa di una comunità dove l’istruzione superiore è una competenza che molto ancora deve diffondersi.

Associazione Sermig Re.Te. per lo Sviluppo
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Mauro Palombo
RE.TE.
Rubrica di NUOVO PROGETTO