Sermig

Principesse e supereroi

di Marco Grossetti - Abitanti reali di una città sulle nuvole
Mamma e papà sono le prime parole che qualsiasi bambino impara a dire, sanno di sopravvivenza, nutrimento, vita. All’inizio di tutto, basta vederli uscire di casa o anche solo scomparire nella stanza a fianco, per iniziare a piangere disperato come se fosse stato circondato dai mostri, urlando così forte che se i mostri ci fossero davvero, sarebbero i primi a scappare terrorizzati.

Quel distacco è come perdere una parte del proprio corpo, non potendo fare altro che attenderne il ritorno, con la paura che possa succedere qualcosa di brutto a quel pezzo di sé che se ne va in giro incurante in un mondo sconosciuto. A Felicizia ci sono tanti bambini che hanno dovuto aggiustarsi un po’ da soli, già da piccolissimi: mamma e papà non ci sono più, non ci sono mai stati, ci sono solo per finta. C’è una mamma che non viene mai a prendere il suo bambino e non lo aspetta neanche a casa.

Il campanello suona e nessuno risponde, anche se è tardi, anche se è buio, anche se non lo vede dal mattino. Minuti che sembrano ore ad aspettare che qualcuno apra la porta di casa. Un altro bambino invece ha chiesto a mamma quando gli trova un nuovo papà: quello vero se ne è andato ancor prima che venisse al mondo ed il suo sostituto è durato solo alcuni anni, lui aspetta che qualcuno che prenda il suo posto facendo finta intanto di avere un papà che lavora h 24.

Leggono nel cuore e negli occhi di chi hanno fianco una strana sensazione di felicità, pace e armonia, la sicurezza di bambini come loro abituati a non fare un passo e a non dire una parola, senza una sguardo d’amore che li accompagna, dicendogli quanto sono bravissimi e bellissimi. Si chiedono, perché gli altri vengano trattati come principi e principesse mentre a loro è capitato di dover fare i supereroi.



Felicizia esiste perché anche loro abbiano diritto almeno per qualche ora al giorno ad un posto bellissimo e sicurissimo dove poter fare i bambini. Nascoste in una stanza speciale dedicata al gioco simbolico ci sono anche cucine, pentole, e stoviglie finte, per poter ogni settimana fare finta di essere una famiglia felice. Puoi giocare a essere la mamma che non hai mai avuto o fare il bambino che riceve coccole, attenzioni e delicatezze come poche altre volte ti è successo, perché altri bambini giocano a prendersi cura di te.

Anche se tutto succede per finta, in quel piccolo momento di gioco fuori dal tempo e fuori dallo spazio, la magia di essere bambino, ti permette di sentirti fortunato come tutti gli altri. Come dentro una bolla, dove i ricordi brutti non entrano e dove tu sei felice di diventare o di avere una mamma premurosa o un papà che ti saluta con una carezza prima di andare a lavoro. Felicizia è piena di amici piccoli e grandi che cercano di farti sentire un principe o una principessa anche se tu sei arrabbiatissimo con il mondo che ti chiede di ogni giorno di essere un supereroe.

Ci sono tappeti volanti che vanno a prendere a scuola e riportano a casa i bambini che altrimenti non potrebbero venire, uomini e donne buoni e gentili che riempiono l’aria di parole belle, una zia può prendere il posto di una mamma che non c’è. Le giacche sono abbandonate per terra invece che in ordine sopra gli attaccapanni e un bambino ha deciso di trasferire qui metà del suo guardaroba, arriva con una maglia e torna a casa con un’altra; ogni stanza può diventare un campo da calcio, i muri sono pieni di pallonate e cuscini comodissimi dove poter riposare diventano i protagonisti di infinite battaglie.

Quando ci fermiamo per ricordarci che dovremmo fare un po’ più attenzione, però ce lo dimentichiamo subito: abbiamo pensieri cattivi tanto ingombranti da cacciare via e non possiamo perdere tempo, dobbiamo correre subito a giocare e farlo il più a lungo possibile, anche dopo ore ci sembra di essere appena arrivati e non vorremmo andare via. Giochiamo a fare la pace per far stare fuori la guerra. Abbiamo la missione di non lasciare mai che qualcuno sia triste e tutta la nostra amicizia per realizzarla.

Marco Grossetti
FELICIZIA
Rubrica di NUOVO PROGETTO