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Siria, vite da ricostruire

di Mauro Palombo - Nei cinquemila anni di storia di Aleppo, seconda città della Siria, un tempo sua capitale economica, gli ultimi otto anni di guerra hanno colpito duramente come forse non mai.
Immagine della tragedia di un intero Paese, è stata a lungo spaccata a metà: campo di battaglia, strada per strada, casa per casa, dall’estate del 2012 alla fine del 2016. Ribelli, terroristi e governativi vi si sono assediati a vicenda. Bombardamenti aerei, lancio di missili, ordigni improvvisati ma letali, hanno falciato indiscriminatamente la popolazione che non è riuscita, non ha potuto, o non ha voluto scappare in un altrove neanche facile da trovare… In tutto il Paese, mezzo milione i morti, sette milioni gli sfollati e i profughi: due terzi dei suoi abitanti di un tempo, lontano.
La città è distrutta al 70%, interi quartieri ridotti in rovina, case e antichi monumenti. Anni di guerra totale e violenza senza pietà, non passano senza lasciare profonde ferite. Negli edifici, e nelle infrastrutture la precaria e insufficiente erogazione di elettricità e acqua potabile pesano sulla vita della gente, rallentano pesantemente il riavvio di qualche attività economica.
Ma soprattutto ferite nelle persone e nelle relazioni tra di loro. Molte evidenti e altrettante nascoste.

Aleppo, rovine dopo la guerraLAVORARE PER UNA RINASCITA
La parrocchia della comunità latina di san Francesco d’Assisi, ad Aleppo ovest, la sola rimasta in piedi, è stata e resta punto di riferimento; grazie ai frati, sempre rimasti. Padre Ibrahim Alsabagh, il parroco, ha mantenuto una presenza di carità attiva, segno di misericordia, sostegno necessario di vita e speranza.
Nello scenario ereditato dalla guerra e dalla violenza, la ricostruzione parte dalle persone, dalle famiglie, dalla comunità.
Cessati i combattimenti, terrore, sofferenze, privazioni, ansia non cessano d’incanto. L’amarezza di chi, pur sopravvissuto, ha perso tutto, porta disperazione; il lavoro stenta a riprendere, a dare il minimo vitale coi prezzi cresciuti a dismisura.
La speranza è non sentirsi soli. Dare alla vita la possibilità di riprendersi, di trovare ancora senso e motivazione.

RICOSTRUIRE FUTURO
«Cerchiamo di essere la mano tenera di Dio»: la via che padre Ibrahim e i frati percorrono è quella di una presenza di carità pratica, gesti di bellezza nella vita quotidiana.
È un sostegno spirituale e materiale, che incoraggia, in particolare le giovani famiglie, perché, fondate su valori importanti, siano ancora l’energia e il sostegno di un nuovo avvenire.
È un progetto ecumenico, benedetto da tutte le comunità cristiane, cattoliche ed ortodosse. Senza dimenticare anche di aiutare i fratelli e le famiglie musulmane in analoghe difficoltà. La pace è un bene da ricostruire sempre; continuando a costruire ponti, alimentando il dialogo…
La carità è un pacco alimentare, ancora indispensabile per molti. Un aiuto per una visita medica o una prestazione sanitaria. La ristrutturazione in qualche modo di una casa per farla tornare abitabile – più di 1.200 finora – o il pagamento dell’affitto per un tempo. Un minimo di arredamento. Aiuto per avere fornitura di energia elettrica. L’avvio di centinaia di piccole iniziative economiche che possano dare stabilmente autonomia. Per la comunità cristiana di Aleppo, l’iniziativa è molto importante. In tutto il Paese è scesa dal 10% al 4%. Specie qui i ritorni sono pochi, per la crisi che resta acuta e non potrà evolversi in tempi brevi.
Durante il 6° Appuntamento dei Giovani della Pace a Bergamo, abbiamo in cuore di sostenere questo percorso, per seminare nuova unità in una comunità dilaniata.
Come sempre ogni realizzazione nascerà dalla volontà di molti amici di farsi condivisione e speranza concreta per chi ne ha più bisogno. Grazie per quanto potrà essere possibile fare.

Associazione Sermig Re.Te. per lo Sviluppo
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Mauro Palombo
RE.TE.
Rubrica di NUOVO PROGETTO